Spett.le Agenzia Entrate

Ufficio di Torino 1

Sportello Abbonamenti alla TV

Casella postale 22

10121,  T O R I N O

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e p.c. Alla CORTE COSTITUZIONALE

Palazzo della Consulta

00100,  R  O  M  A  - RM

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Ai massmedia

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OGGETTO:  “Abbonamento coatto alla TV” -

 

 

         Gentili Signori,

 

         mi rendo conto che voi personalmente non facciate altro che il Vostro dovere di lavoratori in un settore del fisco: eseguite delle leggi ovvero applicate un atto avente valore di legge (come, credo, nel caso specifico) ma questo non mi esime dal diritto di esprimere le mie considerazioni di cittadino tra l’altro definito “sovrano” proprio dalla Costituzione della nostra Repubblica. Vado al sodo.

 

         Faccio riscontro alla Vostra lettera circolare, datata gennaio 2009, con la quale mi date del “caro abbonato” e mi fornite il modulo postale per rinnovare l’abbonamento alla TV, naturalmente alle condizioni pecuniarie che di volta in volta mi vengono imposte (senza mia previa accettazione) dallo Stato.

 

         Tanto per cominciare quel “caro abbonato” è una locuzione untuosa, bugiarda e mercantile-burocratica, che sa di barzelletta o di presa in giro (per non dire altro). Ovviamente l’Autore conosce sia la lingua che la logica ma ha il compito di recitare e nei riguardi di Lui non ho alcun risentimento. Non mi risulta che io mi sia mai abbonato volontariamente (anche se oggettivamente si può, ma solo per comodità, affermare il contrario) né che possa esistere un “abbonamento coatto”, qualunque abbonamento essendo, per definizione, volontario. Pertanto, mentre siamo fuori della logica, quel “caro” è un attributo che equivale al “caro” sprezzante di chi riscuote con sicumera un pizzo di mafia quando non significhi addirittura “suddito medioevale”. Questo, infatti, doveva solo ubbidire.

 

         Né si può tirare in ballo la discutibile ed ormai svuotata di ogni eventuale originario valore, attenuante che la TV di Stato sia un vero servizio pubblico e per il pubblico, ovvero a favore degli abbonati e, per estensione, di tutta la collettività nazionale. Ci troviamo, infatti, davanti ad una vera imposta iniqua, che, come altre, non ha una contropartita ma solo la volontà autocratica del potere. Per farla breve, la cosiddetta TV pubblica o di Stato non è, nella sua globalità, per niente migliore di quelle private dette anche commerciali. Basta un breve excursus delle consonanze essenziali:

 

         1 - al pari delle TV privato-commerciali, manda in onda, e nelle ore di maggiore ascolto popolare, film americani, spesso impregnati di violenza e quindi antieducativi (anche per gli adulti), ignorando la filmistica di casa nostra assieme alle opere teatrali e musicali, spesso capolavori universali;

         2 - al pari delle TV privato-commerciali contribuisce ad ubriacare i giovani – e non solo questi -  di tifo (pseudo)sportivo (trattandosi di spettacoli ad alto rendimento affaristico-parassitario, (una delle vergogne in un Paese dove c’è chi suicida per fame) che allo Stato fa comodo come “ottundore sociale” contro il rischio dell’eversione e sovversione anticapitalista (cioè socialista): il tifo in questione è diventato l’antico oppio dei popoli o “instrumentum regni” di infausta memoria, utile ai mestieranti delle ideologie, dei partiti, del gioco elettorale, della falsa democrazia, del Parlamento e del potere legislativo;

         3 - al pari delle TV privato-commerciali ha affossato la canzone italiana e delle nostre regioni (Campania, Romagna, Sicilia, per esempio) per lasciare spazio all’uggiosa – talora infinitamente stupida – canzone statunitense, priva di melodia e di vera poesia (salvo rarissime eccezioni);

         4 - al pari delle TV privato-commerciali contribuisce ad imbastardire la nostra bella lingua con il gergo anglo-americano;

         5 - al pari delle TV privato-commerciali fa da megafono alle “verità” che fanno comodo ai padroni USA (v. sbarco sulla Luna, 11 settembre, terrorismo, ecc.), lasciando nell’ombra o sotto silenzio quelle necessarie per conoscere la vera storia, soprattutto quella dei nostri giorni;

         6 - al pari delle TV privato-commerciali coltiva il fenomeno del   “predaludismo” (giochi a premi monetari) per dare l’illusione che problemi esistenziali, ignorati da un potere pubblico di stampo medioevale, possano essere risolti con un colpo di fortuna grazie a generosi occulti sponsor industriali, che mettono in palio parte della ricchezza ricavata dal lavoro di dipendenti, cioè di “sfruttati” (non senza, talora, il beneficio della pubblicità consumistica dei propri prodotti) e che qualcuno chiama “refurtiva”;

         7 - al pari delle TV privato-commerciali ci subissa di pubblicità (consumistica, non informativa), stupida, petulante, insidiosa, oppressiva, persecutoria, stressante (vera “spazzatura mediatica), in tutte le ore e in tutte le occasioni, rendendoci perfino vittime inconsapevoli di persuasione occulta nella misura in cui la ripetitività dell’immagine (e non so che altro) raggiunge il livello subliminale del nostro io (vero e proprio reato di manipolazione della volontà (alias plagio) che il nostro codice penale, per uso e consumo del sistema capitalista, non persegue);

         8 - sempre al pari delle TV privato-commerciali la suddetta pubblicità consumistica (che ha già invaso perfino i farmaci e la salute, trattati alla stregue di merce), offende ogni opera d’arte e interrompe, con gravi danni psiconeurologici, la fruizione estetica di uno spettacolo;

         9 - al pari delle TV privato-commerciali non valorizza l’attività culturale degli onesti e dei poveri, che operano nel silenzio e ai margini della società. Io conto 63 anni di produzione creativa e pubblicistica e, come sociologo, ho fondato una nuova corrente di pensiero, detta “biologia del sociale” (1979). Non mi risulta che la TV pubblica, che non può non conoscermi, si sia occupata della mia creatura, che continuo a far conoscere, ad 80 anni compiuti, a spese mie. Come non mi risulta che la TV pubblica dia spazio alle varie correnti di pensiero, note da tempo immemore, come le religioni diverse dalla cattolica, il libero pensiero, l’ateismo, l’esperantismo, l’anarchismo, la biosofia, l’ilozoismo, il socialismo, il marxismo ed altre. Queste correnti (ed altre, che non sto ad elencare), per essere fugacemente presenti in TV, devono trovare un santo in paradiso o cogliere l’eccezionale buona occasione…

          

         Non a caso evidenzio – per concludere - e sottolineo la pesantezza del balzello per una famiglia povera, per una vecchietta, che viva con una pensione di fame o di carità pubblica, per un qualunque indigente, che abbia nella TV la sola occasione di evasione dalla quotidiana tristezza!

 

         Per queste – ed altre – ragioni, l’”abbonamento coatto” alla TV di Stato è destituito di ogni fondamento di logica e perfino di deontologia  mercantile. E’ gratuito e illegittimo senza tèma di smentita da parte di non importa quale solone. Va chiarito che legale non è sinonimo di legittimo, altrimenti qualsiasi potere dotato di leggi di autosostegno sarebbe legittimo, si tratti pure di una dittatura (costituzionale!) sanguinaria. Non sono un legale ma so per certo che ci troviamo davanti ad un atto avente forza di legge, la cui legittimità costituzionale – di cui all’art. 134 della Costituzione -  potrebbe fare riflettere la Corte Costituzionale, cui questa lettera viene inviata per opportuna conoscenza.

 

         Cordiali fraterni saluti ed auguri per un felice 2009.

 

 

La tragicommedia senza fine della lotta alle mafie

 

LIBERISMO E MAFIE: FACCE DI UNA STESSA MEDAGLIA

 

                                                                                                  

         E’ possibile, anche se molto poco probabile, che qualche politico od economista, digiuno della materia, che dovrebbe essere il suo vademecum professionale – intendo dire di scienza sociale – ma soprattutto irrimediabilmente tonto – non sappia (sia pure per intuizione) che la cosiddetta mafia è un’entità policèfala complementare del sistema capitalistico, con cui non ha soluzione di continuità (ovvero con cui collide naturalmente). La constatazione non è più veritiera, ma soltanto più evidente, in presenza di un liberismo, che è il capitalismo portato alle sue estreme conseguenze.

Questa ignoranza ipotetica si riferisce, per l’appunto, a qualcuno: che ne è di tutti gli altri? Tutti gli altri mentiscono sapendo di mentire perché, a titolo diverso, lucrano il capitalismo: non si tratta soltanto dei famigerati politici ed economisti, specie se parlamentari, ma anche degli scienziati del sociale e, in modo speciale, degli psicologi, sempre del sociale, che avallano il sistema, sia pure solo tacendo.

Stando così le cose, non posso non pensare ad una tacita complicità tra soggetti che hanno interesse di coprirsi a vicenda, situazione psicologica che ci riporta proprio alla nota “omertà” della mafia, che diventa “omertà del sistema” a “collusione bifacciale”. Il che conferma che distinguere il sistema vigente in liberismo e in mafie è già una configurazione analitica di una realtà che può essere compresa solo se còlta nella sua globalità sintetica.

I finti ignoranti vogliono far credere – e purtroppo spesso ci riescono – che la mafia possa essere debellata per ottenere un capitalismo-liberismo “pulito” in una società compatibile umana ed ecologica, a sviluppo compatibile e al riparo da esperimenti utopistici, e quindi nocivi e fuorvianti, divenuti per conseguenza antistorici e di cui non è più nemmeno il caso di parlare, come ci assicura un certo Berlusconi, che possiede mezzo mondo guadagnato con il sudore di una fronte dalle dimensioni ipermultiple.

I bugiardi di mestiere del sistema ci garantiscono che ciò è perfettamente legittimo esattamente come l’indigenza totale di un barbone! Ciò che non sanno spiegarci è come mai la lotta alla mafia non abbia mai fine se è vero che ci ripetono da sempre di essere alle ultime battute, anzi, ultimamente, alle ultime “decapitazioni” delle cosche tanto che l’azienda antimafia starebbe (aggiungiamo noi) per chiudere i battenti per missione compiuta. Quest’articolo risponde a tale perché.

Evidentemente la psicologia, che si insegna nelle università, non tocca il sociale né tanto meno la genesi del crimine in rapporto e ai diritti naturali dell’uomo e al cosiddetto “ordine costituito” e meno che mai ai “diritti della Terra”, di cui siamo ospiti. Seguono le tracce di una lettura “fisiologica” – per certi versi anche “clinica” – del comportamento dell’uomo alle prese con i propri “imperativi biologici”.

1 - Il soggetto-uomo non è un’entità a sé stante, come sospesa per aria, ma è anche espressione dell’ambiente in cui vive.

2 - Il soggetto-uomo vive in quanto dotato di potere vitale, ovvero capace di rispondere ai propri imperativi biologici.

3 - Gli “imperativi biologici” – che la biologia del sociale indica convenzionalmente in cinque pulsioni analitiche essenziali – si possono indicare anche – per meglio intenderci -  con una semiretta, che parta dalla risposta alla fame di  nutrimento per sussistere (“potere di sussistenza”), per estendersi verso una crescita, senza limite, del “potere di esistenza”: della coscienza critica ed etica per coloro che si evolvono anche come specie, o insistendo solo sulla salute, il benessere e la comodità per coloro che restano a mezza strada (antropozoi).

4 - Il capitalismo, comunque modellato, è un gioco con le sue regole, che i fautori chiamano leggi, un gioco che, come tutti i giochi, produce vinti e vincitori. Vincitori sono coloro che possono realizzare pienamente il potere di sussistenza e curare, senza limite, salute, benessere e comodità (immobiliare, voluttuaria e così via), trascurando scienza e coscienza. Vinti sono coloro che, talora, non possono nemmeno soddisfare l’imperativo categorico della fame, arrivando a gesti sconsiderati, come il suicidio. I fautori del capitalismo chiamano legalità l’insieme delle (loro) regole-leggi, sostengono che lo Stato, per il solo fatto di essere fondato su regole scritte sia “di diritto”, ritengono la legalità sinonimo di legittimità, perseguitano come illecito o crimine ogni trasgressione delle (loro) regole-leggi.

5 - Per contro, l’inconscio del soggetto-uomo recepisce come leciti non solo i costumi del sistema ma soprattutto l’essenza, che essi contengono. L’essenza delle regole del gioco del capitalismo è la predazione, eredità genetica della foresta, che permane finché non viene sostituita da modalità dettate dalla coscienza critica ed etica (come dire dalla scienza e dalla coscienza). Ne consegue che si equivalgono tutte le regole che realizzano, sia pure in maniera surrettizia, la predazione.

6 - Tutti i capitalisti convinti sono i primi trasgressori potenziali delle proprie stesse regole, dal momento che sentono di poterle sostituire con altre essenzialmente equivalenti. Questo spiega intanto la diffusissima “criminalità intralegale” (si pensi ad una “tangentopoli” o “criminopoli” senza fine…).

7 - La psicologia sociale ci dice che il modo di rispondere al primo bisogno essenziale – che è quello del nutrirsi per sussistere -  si estende in tutta la vita di relazione: se quel modo è la predazione, sia pure surrettizia, ecco la spiegazione del comportamento predatorio (stupratorio) nella ricerca della risposta al bisogno sessuale, di giovani anche perbene o di adulti che vivono la vita sociale come abbandonati a sé stessi.

8 - Le mafie sono organizzazioni gerarchiche di predatori che coniugano le proprie regole con quelle ufficiali, dando luogo alla “paralegalità”.

9 - Quanto alla cosiddetta delinquenza comune, è evidente che non “si delinque” – se così dobbiamo dire – solo per fame (cioè per il potere di sussistenza) ma anche per il potere di esistenza, quindi “per emulazione¨: perché si vuole “essere – e a buon diritto – come chi sta meglio”!

10 - Lo Stato capitalista si prende gioco dei diritti naturali dell’uomo, anche quando li scrive su una carta costituzionale, proprio perché l’essenza della sua dinamica è la predazione (la corsa a che preda di più): non è pertanto uno Stato di diritto. Per la stessa ragione trasgredisce i diritti della Terra, che è un organismo vivente sui generis, cioè ne distrugge gli equilibri: l’esito della doppia trasgressione è il suicidio socio-ecologico di cui viviamo i prodromi climatici.

11  Stando così le cose, la lotta alla mafia – cioè al “capitalismo paralegale”  è destituita di ogni fondamento logico e scientifico come lo sarebbe il tentativo di avere una “guerra nonviolenta”!

 12 - L’economia, come gioco “affaristico” a chi depreda di più – ovvero come predonomia – totalmente incurante dei diritti della specie e di madre-natura, induce i soggetti più ricettivi e passivi, per età o per insufficienza morale, a comportarsi come predatori in ogni circostanza della vita di relazione, quindi con amoralità ed ipocrisia. Non vi è soluzione di continuità fra ogni forma di aggressione, anche omicida, perfino tra consanguinei, (sociopatia) e patologie di competenza della psichiatria.

13 - Volere rimediare a tutto questo con interventi polizieschi, repressivi e carcerari ed aumentando (risum teneatis, amici!) la presenza dei militari (magari per ogni ragazza desiderabile – parola di Berlusconi!) senza eliminarne la causa, cioè il capitalismo, trasposizione antropomorfa della giungla, è esso stesso un crimine nella misura in cui si finge di crederci. In ogni caso, a parte la tragicommedia senza fine, della lotta alla mafia, è una cosa ridicola come un cane che giri intorno a sé stesso nel tentativo di mordersi la coda!

 

 
 

In margine alla cagnara del “sistema”

 

Cesare Battisti, reo o no, NON è un terrorista!

 

                                                                                            Carmelo R. Viola

 

         Un proverbio dice: “Il buon giorno si vede dal mattino”. Uno, analogo, cònsono alla circostanza, potrebbe essere questo: “La ragione di chi grida <crucifige> si vede dalla qualificazione dei fatti”.

         Sociologi dalla statura di un Bouthoul e di un Salvemini continuano ad ammonire, con rigore scientifico quanto inutilmente, che terrorista è solo colui che, intenzionalmente, spara nel mucchio, più precisamente contro innocenti per colpire, indirettamente, un nemico attraverso, appunto, il sentimento del terrore. Terroristici sono i bombardamenti di obiettivi civili, di cui sono maestri inglesi ed americani e, ultimamente, anche gli emuli dello Stato d’Israele che hanno massacrato il lager della Striscia di Gaza. Terroristico fu l’attentato alla stazione di Bologna, non lo fu la cattura di Moro anche se costò la morte di cinque innocenti.

         Terrorista non è chi attenta ad un obiettivo preciso e meno che mai l’attentatore ad una persona. Terrorista non fu chi uccise Biagi. Gli anarchici contano vari attentati alla persona ma un solo attentato terrorista, quello famoso al Teatro Diana di Milano negli anni Trenta, considerato un errore e sconfessato dagli stessi autori, che furono condannati all’ergastolo. L’uccisore di re Umberto I, l’anarchico Gaetano Bresci, venuto dagli Stati Uniti d’America per vendicare le vittime del Ministro Facta, non fu mai considerato un terrorista e, infatti, non lo era. Gli è stato perfino eretto un monumento con i crismi della legalità.

         Ciononostante, l’intellighenzia borghese-capitalista, servi dei massmedia compresi, preferiscono il lessico della polizia zarista, che considerava e chiamava terroristi tutti coloro che attentavano alla sacra persona dello zar, che era il mandante delle condanne a morte degli attentatori stessi, a scopo di deterrente, neanche a dirlo, terroristico!

         Non ho elementi per condannare od assolvere Cesare Battisti, ex combattente armato negli anni di piombo di ispirazione indubbiamente anticapitalistica. So per certo che coloro che, a vario titolo, lo considerano, senza alcun dubbio, un terrorista, responsabile, tra l’altro, di quattro omicidi, e che ne esigono l’espiazione dell’ergastolo in patria, sono fautori del sistema vigente ed assolutori per principio, di criminali contro l‘umanità del tipo Truman (vedi Hiroshima e Nagasaki) e del tipo Bush (vedi Iraq e quant’altro).

         Quanto al Cesare Battisti, so che è una persona di cultura, autore di vari libri; che si è battuto a mano armata (e questo è il suo crimine per l’ipocrisia corrente!) contro il sistema vigente, essenzialmente criminale e criminogeno; che è stato accusato, senza prove o riscontri sufficienti, da un compagno di squadra (ovviamente interessato agli sconti di pena), anche dell’uccisione di un agente della Digos e di tale Antonio Santoro, maresciallo di polizia penitenziaria, accusato di maltrattamenti a danno di detenuti (crimine, se vero, fra i più mostruosi che si possa commettere contro soggetti inermi!) e, infine – elemento di estrema importanza – che il Battisti si è sempre dichiarato innocente dei reati per cui è stato condannato, in ultima istanza, non saprei con quanta giustezza, al carcere a vita.

         So, infine, e questo lo sanno tutti, che la persona in questione non ha mai commesso veri atti di terrorismo, come intesi in apertura dai vari Bouthoul e Salvemeni e dalla scienza sociale, e che non sono rari i casi di errori giudiziari, che rovinano la vita di un uomo per un abbaglio innocente o, perché no, per favoreggiamento, magari imposto da forze esterne al potere della giustizia. E’ altrettanto fuori dubbio, che un combattente armato contro il sistema vigente è un sovversivo per eccellenza e, come tale un soggetto da schiacciare con tutti i mezzi perché contrario agli interessi dei “padroni del vapore” (e del potere politico).

         So anche che Cesare Battisti gode di stima anche presso personaggi della cultura mondiale e che non pochi hanno sottoscritto per solidarizzare con lui. Il governo del Brasile deve avere avuto i suoi buoni motivi per concedere a costui lo status di rifugiato politico a dispetto dei vari fanatici di casa nostra.

         Stando così le cose, l’accanimento per partito preso contro l’ex combattente armato NON terrorista Cesare Battisti mi ricorda la tristissima vicenda dell’americano Chessman, divenuto scrittore in istato di prigionia, condannato a morte per presunto omicidio a sèguito di un processo indiziario condotto da un tribunale composto da sole donne. Il caso, che risale ad alcuni decenni, suscitò enorme scalpore, sconforto e protesta in tutto il mondo, ma la coorte delle Erinni rimase inamovibile uccidendo un uomo di notevole levatura culturale che, in ogni caso, non era più quello dell’incerto assassinio, seppellendo nell’oblìo un dubbio che non sarà mai chiarito.

         Siffatto modo di fare giustizia, da parte di dubbi zelanti del bene collettivo,  è esso stesso un delinquere contro i diritti naturali della persona umana .

 

 
 
 

Lettera aperta al dr. Antonio Catricalà, Presidente dell’Antitrust

 

“Libero mercato” uguale a “legge della giungla”

 

                                                                                           Carmelo R. Viola

 

         Egregio Signore, davvero mi sorprende – e mi addolora – che persone indubbiamente intelligenti ed oneste come Lei, in tutta buona fede non vedano la realtà che ci circonda e siano preposte ad un servizio di controllo di ordine sociologico per una società giusta che non esiste, e in istato, mi perdoni, di involontaria totale ignoranza del concetto, scientifico di fisiologicità di una società che, in quanto tale, è un organismo vivente sui generis.

         Ella confonde – non certo volutamente -  tale organismo vivente con la giungla, dominata dalla dinamica della predazione ma anche di istintivi rapporti di autocontenimento che consentono la conservazione delle varie specie ovvero della diversità biologica mentre il capitalismo sta “suicidando” progressivamente la nostra unica specie!

         Ella, inconsciamente, traduce la predazione con competitività e l’affida all’imprenditorialità, alias alle imprese o industrie, come dire agli uomini di affari, i quali, appunto perché tali, sono interessati solo ai propri profitti – naturalmente parassitari, in quanto ricavati da lavoro altrui – attribuendosi come merito (sociale!) la necessità di “comprare lavoro” (che dicono “dare lavoro”!) e nascondendosi dietro il paravento del bene del Paese.     

         L’uomo di affari investe – cioè impiega dieci per ricavare dodici e più – e per meglio investire, ricorre a quella panacea, che Lei chiama competitività o concorrenza, la quale ha bisogno di convincere i consumatori – vittime finali dell’affarismo – a consumare quanto più possibile: unica condizione perché i profitti parassitari lievitino a getto continuo e consentano all’encomiabile predatore di comprarsi villini, yacht, aereo personale, azioni in borsa ed ogni bendiddio e trasformare il mondo in una specie di cortile di casa! E’ la meritocrazia, signor Catricalà?! Finché la “trottola” (o impresa) gira a velocità costante (possibilmente maggiore) tutto va bene secondo i parametri ufficiali del “padronato” (povertà, disoccupazione, disagio civile e delinquenza da sistema, essendo dettagli trascurabili: quando la “trottola” perde d’inerzia e s’inclina, anche di poco, è la crisi! Ma la vera crisi è il capitalismo comunque condito e corretto!

         E’ davvero strano come si possa pensare che dalla casualità degli affari dei maggiori predatori possa derivare un’armonia di rapporti ovvero quella fisiologia propria dell’organismo vivente, di cui dicevo più sopra, più precisamente la distribuzione equa e secondo bisogno di beni e servizi a tutti i cittadini, nessuno escluso, voglio dire una società umana e giusta! Questo sì che sarebbe un miracolo e che è quindi la vera totale utopia!

         Seguono alcune domande e di constatazioni ovvie per concludere con l’invito – che anticipo – nient’affatto odioso, di cambiare mestiere, così solo facendo del Suo meglio per i Suoi simili, che non hanno bisogno di qualche rara pena pecuniaria per uscire dalla giungla antropomorfa in cui vivono.

         1 - E’semplicemente assurdo parlare di concorrenza laddove non esiste – perché non può esistere - la superdecantata “legge della domanda e dell’offerta”, la domanda essendo spesso predeterminata da quella pratica – sleale e criminale – che è la pubblicità consumistica: sleale perché è un’arma impari per contendenti impari: più forte è il soggetto, più potente è l’arma pubblicitaria, più predeterminata è la domanda. Mi pare che si tratti di semplici constatazioni di logica aritmetica elementari e nient’affatto opinabili E’ criminale perché la sola ripetitività dell’immagine e del messaggio – come ci dice la psicologia – finisce per raggiungere il livello subliminale producendo la “persuasione occulta”, che è un vero atto di violenza psicomentale (come la catechesi infantile), quindi un vero reato, che il nostro codice penale non persegue perché fatto per uso e consumo di un sistema criminoso e non secondo scienza e coscienza.

         2 - E’ impossibile la competitività fra impari come tutte le discipline sportive ci insegnano. La società del libero mercato – così caro a Lei! – produce impari per nascita e quindi soggetti inabilitati ad esercitare lealmente la competitività affaristica. Ne consegue che i più forti “fagocitano “ i meno forti, come la cronaca quotidiana ci conferma. Non mi dirà che il figlio di un “berlusconi” sia pari ad un nato di un povero cristo di disoccupato e che questi sia in grado di competere ragionevolmente con il primo essendo sconfitto in partenza!

         3 - E’ proprio la concorrenza, mirata a tenere in piedi l’impresa o l’industria, attraverso il consumo – anzi il consumismo – che ha prodotto le più varie “patologie consumistiche” come l’acquisto per l’acquisto, la ricerca del nuovo per il nuovo, il lusso per il lusso, la smania per i capi firmati, la voglia di nascondere il proprio essere dietro l’apparire eppoi la farmacofagia (non Le dice niente la crescente pubblicità dei farmaci?), l’automania, il tifo sportivo, tanto per accennare ad alcuni sintomi della “consumodipendenza” su cui gli affaristi – detti eufemisticamente imprenditori e perfino “datori di lavoro” (sic), talora fatti perfino “cavalieri del lavoro”!!!-  puntano la loro sfida per il solo piacere di stare bene, possibilmente sempre meglio incuranti di chi nasce vinto, di chi perde e cade, di chi arranca, di chi non ha niente, di chi si suicida per fame, ma contenti di potere tacitare la propria coscienza (semmai ne abbiano una) con la pratica (abominevole, oggi) della carità, strumento per non risolvere le differenze ma per legittimarle!    

         4 - Quello del “libero mercato, egregio signor Incompetente, è il peggiore dei possibili mondi perché non poggia su nessun caposaldo di giustizia cominciando anzitutto dalla “uguaglianza alla nascita”: primo assoluto dei diritti naturali “scoperti” nel 1789!

         5 - Evidentemente, Lei, da quel bravo Ignaro che è, e che tuttavia, esprime giudizi categorici e rassicuranti su materie che evidentemente non conosce, non sa che laddove la condizione diciamo economica (nel senso di potere di sussistenza) oscilla dallo zero assoluto a valori senza limite, il primo fattore criminale e criminogeno è la macchina dello Stato, il secondo è quello dell’affarismo legale, il  terzo quello della criminalità di risposta ovvero per bisogno o per emulazione (il desiderio legittimo all’uguaglianza): donde la corruzione e  le varie mafie, dimensioni strutturali della società capitalista – oggi liberista, cioè integralmente capitalista. Lei non sa che l’affarismo imprenditoriale, legale e paralegale, è il corrispettivo antropico della predazione animale della giungla senza le pulsioni di autocontenimento, impossibile nell’uomo-animale (antropozoo), che usa la ragione non per “amare il prossimo” (secondo il comandamento cristiano) ma per gestire il proprio istinto predatorio non ancora rimosso verso vette senza limite (vedi i vari “berlusconi”, così ferocemente, quanto a ragione, arrabbiati contro l’economia pianificata del socialismo). Lei non sa che la corsa alla predazione come ricerca della risposta al proprio diritto di esistere, si riflette in tutte i rapporti interpersonali e soprattutto nell’istinto sessuale, specie negli sbandati e nei vinti, i quali praticano sempre più lo stupro (predazione sessuale) ma anche nei benestanti debosciati, che praticano il cosiddetto turismo sessuale (con vittime povere indifese creature di pochi anni!). Non sa che la caccia ai profitti è la genesi psicologica di un numero incalcolabile di imbrogli, di mistificazioni a tutti i livelli ovvero in tutti i giochi del sistema affaristico, da quello del semplice commercio al sofisticatissimo mercato monetario (bancario od usuraio).

         6  Non sa che le case di pena – dette carceri – che non rieducano, sono il corollario di questa società-giungla, basata sul libero mercato – cioè sulla libera predazione, purché esercitata nel rispetto di certe regole – che Lei difende a spada tratta – e che altri difendono con altre regole perché se un crimine è comunque legittimato tutti i mezzi sono riconosciuti leciti per conseguirlo. In tali case di pena ci sono  molti capri espiatori a copertura dei molti criminali che stanno fuori!

         7  Non sa che il debito pubblico è una storiella tragico-comica di uno Stato privo di sovranità monetaria per legittimare le differenze abissali di quest’accozzaglia di antropozoi, gli uni contro l’altro armati come vuole la concorrenza a Lei così cara!

         Stando così le cose, cerchi almeno di comprendere che se l’unica utopia è la perfezione, unica possibilità di uscita da questa società antropozoica è quella di uno Stato-padre che consideri tutti i cittadini sin dalla nascita – nessuno escluso – come figli da accudire senza distinzione di sorta. Non si tratta né di interventismo (così ridicolo e disonesto!) né di assistenzialismo elemosiniere, ma dell’applicazione della vera scienza economica ad una collettività di soggetti umani, autocoscienti e responsabili (sia pure in prospettiva evolutiva e rieducativa) e quindi consapevoli in fieri che solo dove c’è uguaglianza – economica, s’intende – là c’è possibilità di giustizia, là solo l’eventuale crimine è un residuo che va riportato ad una patologia da curare in opportuni centri di psichiatria criminale.

         Si dimetta, signor Catricalà. Con l’augurio di ogni bene da parte dell’80enne Carmelo R. Viola