La filosofia dogmatico-paranoica del capitalismo

 

Dal “caos” il migliore “ordine sociale” possibile!

 

         Mi chiedo dove siano i veri oppositori degli attuali “occupanti della macchina dello Stato” in virtù di una maggioranza elettorale che, psicologia spicciola alla mano, non vale più di una domanda mercantile determinata dalla pubblicità di un concorrente più forte nel rispetto di ritualità specificamente formali; e se vi sono, perché mai non mettano questi ultimi con le spalle al muro con il solo richiamo a verità sociali semplici come operazioni aritmetiche.

         Caos è il divenire casuale delle imprese affaristiche: industria, commercio, usura bancaria; ordine dovrebbe essere la distribuzione universale, razionale, equa e secondo bisogno dei beni e dei servizi prodotti dal lavoro, tale essendo il fine dello Stato propriamente detto ovvero postmedioevale. Tale equazione è semplicemente assurda tanto è vero che non si mai e in nessun luogo verificata durante secoli di esperimento variegato del capitalismo, anzi la sua possibilità si allontana in ragione direttamente proporzionale alla “liberizzazione” del capitalismo stesso cioè della sua estremizzazione selvaggia, detta appunto liberismo.

         Il liberismo è il sistema dove l’impresa (affaristica per definizione, sia pure sottintesa) è il punto di arrivo e di partenza di ciò che si dice impropriamente economia per non dire “predonomia” dal momento che, in quanto iniziativa personale, comunque di parte, finalizzata alla ricerca di profitti, cioè a lucrare il lavoro di terzi, è la trasposizione antropica della predazione forestale: per meglio intenderci si dovrebbe parlare di “predonomia del mare”, dove i pesci grossi mangiano i pesci piccoli. E’quanto avviene, mutatis mutandis, nel sistema umano (antropozoico) dell’attuale paragiungla, il cui soggetto medio non ha ancora rimosso il primitivo istinto predatorio. I faccia-di-bronzo del liberismo chiamano globalizzazione l’abbattimento di ogni frontiera nazionale non già ai fini di una fraternizzazione universale ma solo per universalizzare il libero sfruttamento delle imprese affaristiche.

         Tuttavia, solo le imprese più potenti (le grandi industrie assieme ai mastodontici apparati commerciali e ai “colossi bancario-usurai”) decidono delle sorti di ogni Paese e del mondo intero, non certo il bottegaio sotto casa e il piccolo artigiano in attesa di chiusura e quanti costituiscono il “terziario di sostegno” dei grandi sfruttatori. E i loro errori “ludici” – chè di giochi si tratta! – si riflettono sugli stessi sfruttati e sulla stragrande maggioranza di lavoro-dipendenti e di nullatenenti. E’ il caso dell’attuale crisi, la quale è comunque nell’ordine naturale del liberismo stesso, dato che il consumo di qualunque bene voluttuario raggiunge prima o poi la saturazione.

         I “signori padroni del sistema” (una congregazione di caste, come vedremo in altro scritto) dovrebbero dimostrarci, semmai ne siano capaci, come dalla casualità affaristica o “caos” – come sopra specificato – possa derivare l’ordine – anche questo come sopra specificato.

         Va detto per inciso che “Stato di diritto” non può più essere ritenuto quello semplicemente fondato su norme scritte – alias su una carta costituzionale quale che sia – in contrapposizione allo Stato assoluto del monarca, ma solo lo Stato tutore dei diritti naturali – donde la appropriata denominazione.  In assenza di questa tutela – che equivale a garanzia – non può esserci, oggi, alcun vero Stato di diritto!

Ora, il massimo che  tale caos possa dare, e solo localmente e transitoriamente, è la cosiddetta “massima occupazione”, locuzione, che non è sinonimo di giustizia sociale ma denota solo la condizione, rara, in cui ogni persona abile ha qualcosa da fare dietro compenso. Tale condizione non significa che ognuno ha almeno il necessario, di cui ha bisogno, anzi non esclude per niente le differenze abissali (tra cui la contrapposizione frontale fra l’”abbondanza del superfluo” e la “carenza del necessario”), che acuiscono la conflittualità, riducono il quotidiano ad una perenne “lotta per il mio”, trasferiscono l’agonismo predatorio di tipo fagico (per il mangiare) in ogni rapporto interpersonale (vedi lo stupro come predazione sessuale), mettono fratelli contro fratelli e soprattutto producono quella delinquenza economica, detta comune, che altro non è che predazione paralegale per bisogno o per emulazione, il che ha dato vita alle varie mafie, locali e mondiali, quali le conosciamo. Dunque il caotico affarismo legale delle imprese non risolve alcun problema di giustizia sociale come ci conferma la compresenza di coloro che “affogano nel superfluo” e poveri cristi e disgraziati che arrivano a togliersi la vita come soluzione del loro dramma esistenziale.

Nessun padreterno di capitalista o tirapiedi di sedicente economista del sistema può minimamente confutare quanto appena affermato nelle poche righe di sopra: che dal caos possa scaturire l’ordine: più che di metafisica da quattro soldi è un concetto alchimistico e un dogma che si accorda con la paranoia degli effetti che gli si attribuiscono, ammesso che i suoi sostenitori ci credano, il che non può essere vero.

         Quanto sta avvenendo troverebbe una giustificazione storica (non certo morale) in un medioevo effettivo, ma non può averne alcuna in un tempo di cogitazione scientifica, di coscienza etica e di alta tecnologia. Pertanto, devo credere che i santoni o stregoni della scienza economica ufficiale della barbarie liberista-globale siano dei mentitori di mestiere, insomma dei trasgressori consapevoli dei diritti naturali, sul cui solo rispetto si può fondare uno Stato di diritto moderno nel senso di vero e proprio.

         Un sistema che vede dei “berlusconi”e dei veri relitti umani, denuncia (anzi “sputtana”) sé stesso, più di tutte le parole di chi ha il coraggio di parlare. Stato di diritto è quello dove nessun nato si ritrova al mondo nudo come un pesce e per di più gravato di un grottesco-criminoso debito, che non può avere contratto nel ventre materno, ma dove, al contrario, ogni cittadino è un figlio che constata di avere un padre capace di assicurargli un’esistenza dignitosa, pari a quella di tutti gli altri figli-cittadini con il solo obbligo del contributo alla produzione.

         La scienza ci dice che per ottenere risultati universali in sede sociale bisogna partire da presupposti universali, il che non vuol dire dalla perfezione ma da una base da cui non può essere escluso nessuno.  Questo significa anche applicare la vera economia per cui la moneta non è più una merce da imprese bancario-usuraie, ma uno strumento di distribuzione con cui la tecnologia e l’etica (la cibernetica) possono produrre i veri miracoli della civiltà dell’”homo” biogeneticamente e civilmente adulto. Il caos, naturalmente conflittuogeno, piuttosto che all’ordine porta all’estinzione della specie. Signori  Franceschini e Bertinotti e “pimpanti” oppositori (a parole) svegliatevi!

 

                                                                        Carmelo R. Viola

 

(La filosofia dogmatico-paranoica del capitalismo – 23.02.09 – 2531)

 

 
 

Quando si affoga nella “preda”

 

Il “capitalismo sostenibile” di Berlusconi

 

            Lungi da me l’intenzione di togliere meriti all’imprenditore, all’uomo di affari, all’industriale ed alchimista dei profitti parassitari, che ha accumulato una ricchezza astronomica,  che a costui serve solo come risposta ad un bisogno patologico di possedere un superfluo senza limite potenzialmente sottratto a chi ne ha bisogno e che talora muore letteralmente di fame.

            Al signor Berlusconi ho indirizzato, nell’arco di molti anni, una serie di lettere, quasi tutte apparse su testate varie, ed anche sul quotidiano Rinascita, ponendogli delle domande da uomo ad uomo. La più recente lettera, bene articolata, risponde ad una sua notoria elettorale, relativa alle ultime competizioni, personalizzata al punto da darmi del tu e chiamarmi “caro Carmelo”: gli ho risposto chiamandolo “caro Silvio” e con lo stesso vocativo: è apparsa sulla rivista “Cronache Italiane” di Salerno. Una delle ripetute domande (indiscreta, lo riconosco) è quanti lavoratori (rimasti probabilmente quasi tutti poveri) pensa siano coloro che hanno prodotto la ricchezza che lui possiede, legalmente, per carità, ma grazie ai giochi del sistema capitalista (chiamate regole o leggi), che non distribuisce secondo equità e bisogno ma secondo la capacità di fare mercato – essendo vero che solo il lavoro produce la ricchezza.

            Il signor Berlusconi non mi ha mai risposto perché non può rispondermi. Egli non conosce l’abc della sociologia ma è solo – vale ripeterlo – un ottimo businessman, una figura esclusivamente capitalistica: un difensore d’ufficio di sé stesso. Costui ama monologare con sé stesso e si dà sempre ragione! Da sempre ce l’ha con il socialismo - che ama chiamare senz’altro comunismo per fare più effetto – perché questo non gli avrebbe consentito di possedere mezzo mondo. La paura se la porta in corpo e non riesce a nasconderla anche perché il volume della sua ricchezza gli pesa e l’opprime: non gli consente di godersela in santa pace. La cosa, che più gli è congeniale è spararle grosse e mettere le mani avanti come chi ha paura di perdere un tesoro piovutogli dall’alto e che mai avrebbe potuto produrre con il proprio personale lavoro.

            Costui ignora le vicissitudini psicologiche di una massa, purtroppo tradita e vituperata anche da un folto gruppo di ex-compagni, che probabilmente socialisti non sono stati mai ma solo dei miserabili avventurieri, saltati, col pugno chiuso, su un cavallo che credevano vincente e che, incapaci di tener testa al nemico dell’umanità (al capitalismo, voglio dire), hanno scelto di pensare a sé stessi e loro stessi hanno atterrato quel cavallo, azzoppato e finito. Questa massa (che ritengo improprio chiamare popolo) è molto sensibile agli “ottundori sociali”, approntati dallo stesso capitalismo vincente, come il consumismo (lo shopping fine a sé stesso), il tifo sportivo, il predaludismo (giochi a premi in cui fanno a gara le TV e dove va gente con la speranza di risolvere problemi d’esistenza) e tutte le scommesse settimanali (dal superenalotto in su), che dànno l’illusione di potere diventare dei piccoli “berlusconi” con un colpo di fortuna dall’oggi al domani. Una massa così malridotta, risponde facilmente alle promesse fasulle che un avventuriero traduce in adesioni coscienti e “democratiche” al “salvatore della patria”.

            Sono sicuro che mi legga anche stavolta e che faccia finta di niente in quanto il mio discorso rimane estraneo al suo monologo e all’autoconsenso. Sul suo Giornale di oggi, 9 marzo 2009, costui parla del suo “capitalismo sostenibile”, e sostiene che la crisi non sia questione di mercato ma di alcune regole del gioco, che vanno cambiate (purché, s’intende, venga conservata la possibilità di accumulare una preda così grande come la sua: è questo, infatti, il suo capitalismo sostenibile!),  mentre il socialismo darebbe solo miseria e illibertà. Lo invito a meditare su quanto segue:

            1 - i marxisti della Rivoluzione d’Ottobre hanno certamente commesso errori ed abusi ed è  anche vero che un certo Stalin ha abusato del proprio potere per spezzare, anche brutalmente e criminosamente, certa resistenza di avversari, veri o presunti, un po’ per la megalomania del suo carattere un po’ per la mania di persecuzione indotta dalle minacce del capitalismo accerchiante e minacciante com’è vero che l’esperimento sovietico è crollato anche per il complotto Reagan-Woytyla;

            2 - nessun principio può essere valutato sulla base della violenza che sia stata commessa in nome di esso: della violenza è stata commessa in nome di Cristo (storico o mitico poco importa) senza con ciò compromettere il cristianesimo dell’evangelico “amore del prossimo” (il cattolicesimo è un’altra cosa) come della violenza è stata commessa in nome del socialismo senza con ciò compromettere il principio del socialismo ( teorizzato dai vari Proudhon,  Marx, Gramsci e tanti altri);

            3 - non è affatto vero che il socialismo in quanto tale abbia prodotto solo miseria e  illibertà. E’ vero che laddove uno possa possedere per mille, molti soffrono per lui e che colà – siamo in Italia! – non possa esserci alcuna giustizia economica e sociale! Invito il signor Berlusconi a studiare la psicologia sociale e a leggere la storia del socialismo;

            4 - il capitalismo non ha bisogno di violenza fisica per essere compromesso perché è criminalità per sé stesso in quanto riproduce, in abiti surrettizi, la predazione della foresta che consente a chiunque di giocare al mercato, rispettando, per l’appunto,  certe “regole di gioco”: a pochi dà la possibilità di appropriarsi di ricchezza senza misura , ai più, innocenti, lascia la condanna alle difficoltà, alle ristrettezze, ai sacrifici, al bisogno  quando non alla fame e al suicidio;

            5 - il capitalismo comprende la corruzione “intralegale” (vedi “tangentopoli” senza fine!) e quella “paralegale” delle varie mafie con le quali non ha soluzione di continuità in un rapporto di naturale-potenziale collusione (anche non appariscente), come la cronaca quotidiana ci dimostra; i suoi attributi (differenze abissali, disoccupazione, maloccupazione, precarietà, delinquenza da bisogno o da emulazione e così via) estendono l’istinto predatorio, per analogia psicologica, alle cose (vandalismo) e alle persone (predazionismo sessuale con riferimento particolare allo stupro); l’agonismo predatorio si traduce in fagocitazione di imprese deboli da parte di imprese forti (investire per vincere significa appunto questo!), sul piano nazionale, e in imperialismo su quello internazionale (prevaricazione dei più forti : vedi USA e Stato d’Israele), sul piano naturale, in disintegrazione ecologica con il rischio reale di un possibile “suicidio” della specie umana per incompatibilità di habitat biologico.

            Il signor Berlusconi è invitato a studiare anche la storia sanguinaria del capitalismo e a chiedersi se lo trovi compatibile con l’uomo, con la natura, con il futuro e il bene che vogliamo ai nostri figli e nipoti, al limite psichiatrico e di morte della civiltà. Lo ascolterò volentieri.

 

(Quando si affoga nella preda – 09.03.09 – 2534)

 

 
 

La patologia del potere, la storia e il caso Berlusconi

 

Antifona -

         La storia degli individui e quella delle società (dal nucleo affettivo alla collettività nazionale) hanno una spiegazione nelle pulsioni vitali universali e nel relativo “potere di risposta”. Il potere è l’altra faccia della vita. Una pulsione senza potere o con un uso erroneo di questo, si risolve nella morte o nella degenerazione del soggetto. Ciò vuol, dire che in ultima istanza sono le modalità d’uso del potere a caratterizzare la storia degli individui e quella delle società, le stesse che segnano il successo o l’insuccesso, la salute, che è armonia e la patologia, che è il caos.

Premesse

         1 - La vita reale consiste nella manifestazione organico-funzionale o psico-somatica, della vita potenziale, ìnsita nel mondo e di cui non sappiamo niente.

         2 - La stessa è detta anche esistenza, che sta per “emergenza” (dal latino “ex-sistere”).

         3 - L’emergenza è spinta da cinque pulsioni  - “emergenziali” - (fame, bisogno di rassicurarsi o paura, bisogno di trascendersi, autoidentificazione, sessualità), equivalenti ad altrettanti “istinti” .

         4 - Sono animali gli organismi viventi, che non superano la seconda pulsione ovvero che rispondono ai due primi istinti.

         5 - Ogni animale, morfologicamente variegato, è compiuto nella sua “limitatezza”.

         6 - L’uomo nasce con la comparsa della ragione (calcolo esistenziale) ma si compie attraverso una lunga e accidentata “gestazione storica”.

         7 - Il soggetto non più animale ma non ancora uomo “compiuto”, è l’”antropozoo”.

         8 - L’”antropozoo” è un soggetto ibrido: è un animale che ragiona e che avverte la terza pulsione (che è poi il bisogno propriamente umano di creare valori e di trascendere la propria precarietà, ovvero di non morire!) come una trasposizione psicologica della predazione fagica.

         9 - Un “antropozoo” è tanto più temibile quanto più è ricco di strumentalità (tecnologia).

         10 - I poteri, relativi alle cinque pulsioni, vissuti in versione antropozoica, producono la “patologia del potere”, che dà il titolo a quest’articolo.

         11 - La storia dell’umanità – pur essendo anche storia della scienza e della coscienza – fino ad oggi scorre lungo la “storia della patologia del potere”.

         12 - L’uomo sarà “compiuto” quando avrà superato ogni istinto predatorio ovvero quando non sentirà più il bisogno né di religione né di dominio personale.

         13 - Prima dell’èra dell’”uomo compiuto” abbiamo l’èra dell’antropozoo, dentro cui maturano statisticamente pochi soggetti “umanamente compiuti”, che si battono – contro gli antropozoi -  per cambiare il corso della storia per il bene di tutti.

La storia

         Così stando le cose, una rivisitazione scientifica della storia è una lettura clinico-psichiatrica che dà il giusto nome ad ogni soggetto e ad ogni evento. Così i vari Cesare come i vari Napoleone hanno cercato, sia pure in nome di cause giuste ma pur sempre pretestuose, nel dominio del vicino e dell’altro, una risposta alla propria esistenza con coefficiente antropozoico, da “ammalati di potere “ – cratòpati -  se non da autentici pazzi, capaci di darsi una sensazione di onnipotenza e di immortalità in avventure spesso crudelmente omicide e sanguinarie.

         Accanto alla storia della scienza e della coscienza persiste la storia della patologia del potere, che vede, da un lato, uomini che cercano di autodivinizzarsi (ricordiamo il “divino” Cesare o la “sacra persona” dello Zar o gli attuali monarchi “per volontà divina”), dall’altro, inerti e segugi, che invocano papi o delegati divini equivalenti di cui rassicurarsi contro la propria solitudine interiore. L’incontro di queste due categorie antropozoiche (la feroce e la mansueta!) è quanto di peggio possa capitare ancora alla storia dei nostri giorni.

Il caso Berlusconi

         E’ l’esempio vivente – paradossale quanto didattico e propedeutico – di chi, non contento di un “predamonio” dalle dimensioni astronomiche, si fa osannare da una folla di soggetti passivi, che ne legittimano le pretese da dittatore (poteri decisionali al potere che dovrebbe solo eseguire!!!) o da imperatore (lunghi anni di governo…) o da “uomo divino” capace di rassicurare senza nulla fare contro le vere piaghe del capitalismo, che sono le differenze abissali, la povertà, le mafie e la criminalità, legale e paralegale.

         Diamo pure addosso al liberismo – il peggio del peggio nella predazione antropica su falsariga forestale – come avremmo dato addosso all’ideologia del principe ma la verità pura sta nell’uomo, che ancora si realizza depredando il suo simile anche della libertà di essere sé stesso e in nome della libertà! (Osserviamo il comportamento di chiunque disponga di un sia pure piccolo potere: dal poliziotto – il cosiddetto sbirro! – al manager ai parlamentari venuti dal nulla e arroccatisi dentro un alone di sufficienza!) Così, rinasce il Partito delle Libertà, libertà di un cratòpate, felice di condizionare la libertà di cortigiani e satelliti a loro volta masochisticamente felici di raccoglierne le briciole.

Conclusione

         La patologia del potere discende dal cattivo uso del potere naturale, in cui si traduce ogni pulsione vitale a partire da quella alimentare o fagica. Cattivo vuol dire sentito e vissuto con nostalgia  dell’istinto predatorio della giungla. La paura (bisogno di rassicuranza affettiva) del primitivo diede lo stregone e poi le religioni e via via tutti i grandi conquistatori – vedi gli Attila! – che si sono autodeificati in genocidi di massa. Tale rapporto di dominio-soggezione perdura e la presenza di grandi uomini “compiuti”, simboli di scienza e di coscienza, non sono serviti a fermare l’immane mattanza umanicida della seconda guerra mondiale. Non si è trattato di ideologie aberranti ma di esplosione di criminalità antropozoica a conferma della terribile verità che l’antropozoo è il più temibile mostro dell’universo!

         Perciò, il caso Berlusconi, simile alla patologia del tifo sportivo, della devozione papale e della vocazione alla servitù politico-militare, ci dà la misura della deficienza critico-morale della massa a nome della quale si potrebbe ancora aizzare l’umanità contro sé stessa, in nome della sua libertà. Perciò, è da considerare con molta attenzione. Non sono le religioni né le ideologie a spiegare la storia ma il binomio pulsioni vitali-potere. L’unica ideologia attendibile è quella, laica, della scienza: osservazione ragionata e sistematica del mondo reale.

 

                                                                                                        Carmelo R. Viola

 

(Patologia del potere – 31-03-09 – 2537)