Carmelo R. Viola ha voluto fare i conti con il
proprio ventennio di militanza anarchica. E lo ha fatto nella
maniera che gli è consueta, affidando le sue riflessioni ed i suoi
ricordi ad uno dei quaderni - il ventitreesimo - del Centro Studi
Biologia Sociale, da lui fondato e diretto. Nei due tomi, che
costituiscono l’opera, riprende vita un mondo ormai scomparso,
popolato da una miriade di militanti, intellettuali ed operai, che
fanno dell’anarchismo la ragione fondamentale della loro esistenza.
Al di là delle contese e dei contrasti, che sono sempre esistiti e
sempre esisteranno e che, a nostro avviso, sono elementi di
vitalità, è questo alone mitico ad impreziosire l’opera di Carmelo
Viola, che racchiude in sé più “sottocodici”: da quello
storico-politico a quello scientifico, a quello letterario, che li
sovrasta tutti.
Ritroviamo in queste pagine autobiografiche figure di anarchici,
noti e meno noti, come: Bruno Manzani, attore dilettante, incontrato
da Viola nel corso della fanciullezza trascorsa a Tripoli, che dà il
primo esempio di vita anarchicamente vissuta, all’insegna della
povertà e della dignità; Teodoro Castella, generoso e disinteressato
finanziatore di “Previsioni”, periodico fondato e diretto da Viola
dal 1956 al 1960; Enzo Martucci, filosofo anarchico “eretico”
ospitato sulle colonne della stessa rivista; Franco Leggio,
infaticabile animatore dell’editoria anarchica; Alfonso Failla,
anch’egli anarchico, d’origini proletarie, ritratto nelle vesti di
direttore de “L’Agitazione del Sud”, alla quale Carmelo Viola
collabora con la solita passione e animosità; Umberto Consiglio,
figura storica dell’anarchismo, che, come direttore di “Umanità
Nova”, condivide con il Nostro l’esperienza esaltante di un processo
a Roma per vilipendio alla religione, dietro denuncia – pare – del
prof. Luigi Gedda, presidente dell’Azione Cattolica.
Negli anni Settanta, Carmelo Viola si allontana dal movimento
anarchico e conosce una breve stagione di collaborazione con il
movimento radicale di Marco Pannella. Escono alcuni suoi volumi, che
danno un notevole contributo alle battaglie per i diritti civili
condotte in quegli anni: “Referendum contro il divorzio: premeditato
vilipendio all’uomo” (1973), “Aborto, perché deve decidere la donna”
(1977).
Nel 1979, in occasione della consegna del Premio “Centumcellae”,
Viola dichiara ufficialmente al cinema “Pincio” di Civitavecchia la
nascita della sua “creatura”, la “biologia sociale”, che si fa
fautrice di una società comunista, che finalmente soddisfi i bisogni
biologici dell’uomo.
E’ stato Vincenzo Di Maria, nella prefazione a “Perché sei
naturalmente anarchico” (1967), a individuare il tratto distintivo
della personalità di Carmelo Viola, che, come un filo rosso, unisce
le varie tappe della sua esperienza intellettuale e politica. Il
tipografo-scrittore, purtroppo scomparso, definisce il Nostro
“anarchico tra gli anarchici” e precisa: “Oggi anche le ideologie
più rivoluzionarie e libertarie tendono inesorabilmente a
comprimersi dentro confini sigillati, a illustrarsi in «maniere» che
presuppongono leggi e decreti stabili e fissi, in una parola a
«conformarsi». Ora il Viola è l’anticonformista, vuole essere
l’anticonformista della sua epoca, fra la società in cui vive e pur
anche fra i gruppi di pensatori e militanti che attingono allo
stesso ceppo cui Egli ha attinto nel suo peregrinare letterario e
filosofico. Vale sottolineare questo aspetto della sua personalità
per meglio mettere a fuoco la sua opera e soprattutto per non
confondere le sue analisi con l’etichetta di cui sopra di un
conformismo sia pure anarchico. Il Viola in sostanza è anarchico fra
gli anarchici, in quanto la sua anarchia non si categorizza mai, è
ancora e sempre «in fieri» aderendo alle cose nel loro trapasso,
aderendo quindi alla natura. Ecco perché non si può essere
«naturalmente» che anarchici, cioè liberi da dogmi e convenzioni, da
presupposti e da voleri che, nell’atto medesimo della loro
formulazione, vengono superati dal trapasso dei tempi. Per
scapitozzare e sfrondare l’albero degli assoluti, di tempo ce ne
vorrà certamente un bel po’; ma Viola di fronde ne ha già abbattute
un buon numero”.
Le parole di De Maria sembrano scritte oggi e ben servono a spiegare
l’attuale “anarchismo etico” di Viola, richiamato dal titolo della
presente opera. Un anarchismo, cioè, insofferente di fronte a
qualsiasi potere e a qualsiasi teoria costituita in dogmi, che pure
pretenda, con evidente contraddizione in termini, di definirsi
“anarchica”. La “biologia sociale” è teoria scientifica “in fieri”,
continuamente aggiornata dal padre-fondatore sulla base di nuove
conoscenze ed acquisizioni. E’ davvero decisivo il contributo dato
dal Nostro alla lotta contro il “pensiero unico”, oggi dominante,
contro i dogmi della religione, che diventano, grazie
all’imperialismo americano ed alla sua fraseologia messianica, dogmi
della politica, nuovi fattori di intolleranza, di conflitto, spesso
armato. Ma se, da un lato, sono necessari, anzi vitali, gli apporti
individuali - teorici e pratici - alla lotta contro il capitalismo,
nella sua nuova forma totalizzante del “neoliberismo” e della “globalizzazione”,
dall’altro lato, occorre una collaborazione di tutte le forze
anticapitalistiche ed antimperialistiche di estrema sinistra, che,
già esigue, rischiano di divenire ininfluenti e di disperdersi in
mille rivoli, senza dei momenti di incontro, di dibattito, seppur
aspro, che, alla fine, deve, però, ridursi a sintesi, deve sfociare
in iniziative concrete ed incisive. Non bisogna rinunciare al
proprio punto di vista, ma, nel contempo, non bisogna mettere
esclusivamente l’accento sugli elementi di contrasto, oscurando,
nella polemica politica e personalistica, quelli di convergenza e di
accordo.
Un pericolo vorrei, infine, segnalare. L’Italia è un Paese che non
ha mai fatto definitivamente i conti col fascismo. Gobetti definì
efficacemente questo movimento, insieme eversivo ed istituzionale,
“autobiografia della nazione”. E così è ancor oggi. Basti pensare al
“camaleontismo”, tipicamente mussoliniano, alle forme subdole,
attraverso le quali il “neofascismo” dell’età “post-moderna” cerca
di affermarsi. Esiste, ad esempio, una galassia di movimenti,
partiti e partitini neofascisti e neonazisti, che, facendo finta di
richiamarsi anch’essi ad ideali anticapitalistici ed
antimperialistici, invocano un’unità tra estrema destra ed estrema
sinistra, per pescare nel torbido. Questo fascismo “mimetizzato”
rappresenta l’altra faccia della medaglia rispetto a quello
“istituzionale”, che ama vestire il doppiopetto. Sarebbe un errore
cedere alle “seduzioni alcinesche” dei “nazi-maoisti”, dei
“rosso-neri”, che, arrotolati nella carta inchiostrata di giornali e
giornaletti (a proposito, chi paga carta, inchiostro, diffusione e
le altre spese di gestione?), nascondono il manganello e l’olio di
ricino, per somministrarlo abbondantemente, al momento opportuno, a
comunisti, anarchici, pacifisti, ecologisti, lesbiche, gay, insomma,
agli “uomini dal sangue di rana” di nicciana memoria. Per questo non
dobbiamo mai abbassare la guardia.
• Carmelo R. Viola, “Necessità di un anarchismo etico”, Quaderno n.
23 (due tomi), Centro Studi Biologia Sociale, Acireale, maggio 2006.