Acireale, 30 agosto 2007

 

 

All’Egregio Signor SINDACO

del Comune di 50100, FIRENZE
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e p.c. Al Signor PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Palazzo del Quirinale - 00187,  R O M A – RM

e ai mass media

 

 

 

OGGEETO: Persecuzione dei lavavetri

 

         Egregio Signor Sindaco,

        

         io comprendo perfettamente il fastidio arrecato da un esercito di lavavetri, che, quasi impongono talvolta il loro servizio che l’utente automobilistico è costretto a subire – e a ricompensare – magari più volte lungo un solo tragitto con notevole sovrapprezzo sull’uso dell’auto stessa. E comprendo anche la Sua sincera intenzione di porre termine a tale grave inconveniente in una città bella, artistica e popolosa coma la sua Firenze.

         Tuttavia, mi perdoni la deformazione professionale, accanirsi con pomate più o meno antibiotiche e settiche contro una patologia cutanea da cause endogene, significa, in medicina, non conoscere questa scienza, nella vita quotidiana, non conoscere la scienza sociale, quella scienza che ogni uomo di potere, centrale o locale, dovrebbe conoscere e seguire come la “bibbia del proprio lavoro”. Ma la legge non richiede altro che di… conoscere la legge stessa per il solo fatto di essere eletti, legge che è poi un diritto ad usum delphini, voglio dire del sistema vigente.

         E’ anche vero che il conoscerla non è una cosa che per sé stessa risolva questo ed altri problemi. E’ quanto mi può ribattere Lei e legittimamente. Ma, con pari legittimità, io sociologo non asservito al sistema, torno alla carica. Governare-amministrare la “cosa pubblica” non deve significare occupare una comoda poltrona, firmare decreti e roba del genere e andarsene a spasso con la famiglia o che so io. Per carità, nessuna allusione a Lei come persona, che non ho il piacere di conoscere in alcun modo. Significa conoscere la fisiologia sociale, già perché la società – la macro come la micro, e ci risiamo con la scienza sociale - è un organismo vivente sui generis, che ha bisogno di essere alimentato nella giusta maniera perché la funzionalità della stesso torni il più possibile benefica alla collettività che la costituisce, dal primo all’ultimo cittadino.

         Ora, i pulivetro, come la miriade di poveri cristi che, in proprio o per obbedienza a qualcuno, chiedono l’elemosina proprio davanti ai locali ove si va a comprare materiale commestibile, sono parte della collettività e non possono essere trattati alla stregua di zanzare e di pidocchi, insomma di insetti fastidiosi per difendersi dai quali è d’uopo ricorrere agli ultimi ritrovati della scienza. Al contrario, sono persone umane, esattamente come Lei e come lo scrivente.

         A questo punto il Suo compito di UOMO, eletto per amministrare una parte della “cosa pubblica”, ovvero di esseri umani come Lei, richiede l’intervento della Sua coscienza, autorità etica suprema a cui Lei è il primo a doversi inchinare, e che richiama il Suo diritto di obiettare in nome della stessa e il dovere a non limitarsi a scrollarsi d’addosso il lavavetri come una vespa o una zecca. Ovvero il diritto a fare considerazioni come quelle che seguono.

         Se lo Stato consente l’ingresso di extracomunitari (non pochi provenienti da ex paesi filosovietici “liberati”), deve anche potere assicurare loro un lavoro per il pane quotidiano, che non sia il prodotto di un furto o di una carità. Se lascia entrare degli affamati e li abbandona a sé stessi, non ci si deve meravigliare né dei lavavetri, né dei mendicanti né, in subordine, dei furti secondo le più varie modalità, furti che, a seguito della Sua ordinanza, non potranno che aumentare.

         Ma lo Stato di stampo borghese-neoliberista è diventato la caricatura di sé stesso. Esso ha sempre meno potere su quella materia detta erroneamente economia (ma che è predonomia di diretta derivazione animale) essendo sul punto di privatizzare perfino l’aria che respiriamo, limitandosi a fare l’arbitro per la concorrenza (come dire: che vinca il più forte, non il più onesto).Il ladrocinio è fuori questione.  Il lavoro non è più un diritto ma una merce come bene ci dice il vergognoso “mercato del lavoro”. In breve lo Stato asociale in auge non è più in grado di assicurare lavoro a chicchessia, figuriamoci agli extracomunitari ed è indifferente alla verità scientifica che ogni disoccupato involontario è un delitto di Stato.

         Allora, Signor Sindaco, facendo leva SU QUELLA COSCIENZA ETICA CHE NESSUNO Le può impedire di seguire (essendo nati per “seguir virtude e conoscenza”) cominci a lanciare i Suoi strali verso l’alto e poi trovi un modo per convincere coloro che, si voglia o no, sono tenuti a rispondere all’imperativo biologico della fame – la prima movente costante del comportamento di tutti i viventi. Se davvero vuole usare il Suo potere, chieda a quello centrale, allo Stato, come comportarsi nel caso specifico: che si prenda un provvedimento nazionale.

         Il Suo provvedimento (di sequestro del materiale, di multe e di carcerazione!!!) – una vera e propria persecuzione contro miserabili -  oltre ad essere scientificamente inconsistente e giuridicamente gratuito è, eticamente, più ridicolo che razzista, prendendo di mira delle vittime – nostri fratelli, o no? – e considerandoli umanità di seconda categoria, se non una specie più animale che umana e ignorando le cause, lontane e immediate, del triste inconveniente.

         Che provvedimenti del genere vengano presi e adottati nella “patria del diritto” – secondo alcuni anche del cristianesimo, quello che comanda l’amore del prossimo! – è un fatto che induce allo sconcerto, all’indignazione e al riso.

         Signor Sindaco, con tutto il rispetto dovuto alla Sua persona, Le auguro di potere sfuggire al ridicolo di cui la storia – giudice severo – non mancherà di coprirla.

         Cordiali saluti.

 

Carmelo R. Viola