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L’ETERNA IMPOSTURA DELLA CHIESA- un un libro di Fabrizio Ponzetta |
Fabrizio Ponzetta è uno studioso di tutto rispetto. Con “Il Complotto Da
Vinci” – Scontro demenziale fra Chiesa e neognosticismo, 76 pagine dense di
citazioni, nomi e considerazioni icastiche, (pubblicate da Jubal Editore di
Quintessenza di E. Savino & C. – Trieste, ottobre 2005), ci conferma in
maniera irrefutabilmente documentale e oggettiva che “il Vaticano è un
inganno che dura da duemila anni” (p. 17), basato sulla leggenda di Gesù,
dal che deriva la illegittimità storica e giuridica di un istituto detto
Chiesa cattolica.
La tesi è tutt’altro che nuova; nuovo è l’approccio con cui l’A, con uno
stile ironico, divertito e divertente, scopre le carte della somma impostura
e le sventola sicuro di non potere essere smentito proprio perché l’istituto
in questione non ha verità storiche ed argomenti logici da contrapporre
all’evidenza solare dei fatti ma solo dogmi, decreti e il, divieto di
mettere in dubbio - per dovere di fede – le affermazioni formulate e
fossilizzate dall’autocrazia dei papi, i quali sono infallibili, per
autoaffermazione (sic!) quando parlano “ex cathedra”, qualunque cosa dicano.
A nostro avviso, non ci sarebbe bisogno di alcuna prova cartacea per
confutare quella montagna di gratuità su cui si erge la Chiesa cattolica
proprio perché le assurdità in quanto tali si confutano da sé. Basta la
prima della lunga serie a far crollare tutte le altre come una colonna di
coppie di carte da gioco messe in piedi a V rovesciata: spingendo la prima
coppia, crolla via via tutta la colonna fino alle ultime due carte. E’
l’immagine del dio-persona, una contraddizione in termini in quanto sta per
“tutto-parte”. Il padreterno (si noti bene l’attributo incorporato) sarebbe
vissuto in un eterno infinito, entità solitaria e inutile, fuori del tempo e
dello spazio. Finché avrebbe creato dal nulla il mondo e l’umanità. Poi,
notando l’imperfezione della propria opera (sic!), avrebbe mandato sulla
Terra l’unico figlio (avuto da chi?) per esservi sacrificato attraverso il
terribile supplizio della croce e così produrre la redenzione dell’uomo
ovvero la correzione dell’opera divina.. Donde la favola del cristianesimo.
Ora, se il dio-persona è un non-senso, come può esistere un istituto che lo
rappresenti? E così via.
Tuttavia, il semplice gioco critico della letteratura del settore, le cui
pagine si elidono a vicenda, come nel caso specifico, in una fantasmagoria
di ridicolo, è un dipiù utile e perfino ricreativo e serve a documentare la
patologia dell’uomo – geneticamente adolescente, che la biologia sociale
chiama “antropozoo” – ad abbandonarsi ai ludi del pensiero per crearsi una
realtà immaginaria ma rassicurante o per sostenere un potere dispotico ma
rassicurante. Infatti, il secondo bisogno costante dell’uomo (inizialmente
un “animale che ha coscienza della propria precarietà”) è quello della
rassicuranza affettiva contro il mistero della vita e della morte. Senza
questa “costante” (uno dei motori biologici, alias diritti naturali, del
soggetto) non ci sarebbe il sovraffollamento delle invenzioni “religiose” e
un archivio poderoso di parole inutili. Con l’età adulta ovvero con
consapevolezza critica, ogni disputa “religiosa” perde ogni ragion d’essere,
ma l’uomo tarda a crescere diventando sempre più grottesco a fronte di una
tecnologia sempre più potente, quasi magica e spettacolare che lo sovrasta e
minaccia di distruggerlo.
Il nostro bravissimo Ponzetta prende in considerazione il “Codice Da Vinci”
dell’americano Dan Brown (1999), che dà una versione eretica della vita di
Gesù e fa vacillare, attraverso una serie di altre affermazioni, la
legittimità del Vaticano: diventa un best seller mondiale ma la Chiesa,
invece di confutarlo, lo scomunica il 25 marzo 2005 per bocca del cardinale
Tarciso Bertone. Questi denuncia una specie di complotto anticattolico nel
libro in questione che, guarda caso, a sua volta, denuncia un “complotto
cattolico per occultare la verità e addirittura la discendenza di Cristo”
dal Dan Brown ritenuta “di sangue reale” (p. 19).
Il lavoro incontra un oppositore critico sistematico nel cattolico Ullate
Fabo che scrive, appunto, “Contro il Codice Da Vinci”. Il paladino papale si
destreggia ma non esce – e come potrebbe? – dai confini catechistici
dell’istituto di cui è un suddito psicologico (alias fedele), nemmeno quando
pretende di – come dice l’A. – indossare “i panni dello storico” (p. 31).
Davvero mostruosamente sconcertante quando pretende perfino di difendere la
memoria della “tanto ingiustamente diffamata Inquisizione spagnola” (sic!)
(p. 32).
L’A. segue passo passo la confutazione dell’Ullate Fabo, che finisce per
scadere nell’esilarante come chi voglia difendere la bontà di un boia.
Inserisce momenti della somma impostura come quello della teofagia,
bellissimo termine (dal sottoscritto da sempre usato) per indicare il
mangiare “il corpo di Cristo” nell’eucaristia (edizione riveduta e corretta
del selvaggio totemismo) (p.40). Ullate Fabo confuta con insistenza la
condanna della Chiesa del sesso in quanto cattivo e sporco affermando che
questo ha una funzione specifica come il mangiare “che non è un male ma non
serve per unirsi a Dio”, dimenticando – fa notare l’A. - la funzione sopra
accennata dell’eucaristia.
Il “Codice Da Vinci” – annota ancora l’A. – espone “verità incontestabili
come le incongruenze dei vangeli”, l’essere il cristianesimo “un sincretismo
azzardato di ebraismo e culti misterici” (p. 47), l’assenza di alcuna “fonte
storica - e l'cando - fa dell’esistenza di Gesù relativa all’epoca in cui
sarebbe dovuto esistere” (tra p.47 e p. 48).
Dan Brown, autore del “Codice Da Vinci”, venne denunciato da Baigent,
Lincoln e Leigh da cui avrebbe copiato buona parte del suo lavoro, il che
non toglie nulla all’importanza delle affermazioni in esso contenute. Per
contro “l’ansia di confutare Dan Brown – scrive l’A. a p. 50 - porta Ullate
Fabo a livelli davvero demenziali”, donde il sottotitolo del saggio con
riferimento al neognosticismo, cioè alla pretesa “gnosi” (conoscenza) dei
nuovi correttori della demenza romana.
Fabrizio Ponzetta riporta affermazioni delle due sponde e cita una serie di
autori che consolidano la sua posizione di negatore di cotanta menzogna e
impreziosiscono la sua fatica. In una nota di p. 60 ricorda come lo studioso
e assistente papale Lorenzo Valla dimostrò, nel 1440, “la fasulla <donazione
di Costantino> che giustificò il potere temporale della Chiesa per tutto il
medioevo” (…) “spiegando che il papa all’epoca della donazione non era
Silvestro, ma Milziade, che Costantinopoli non portava quel nome, ma si
chiamava ancora Bisanzio e che il testo non si esprimeva in latino classico,
ma in una forma volgarizzata in uso secoli dopo la data che voleva essere
quella del documento”. Più falsi di così! A p. 64 l’A. riporta come Ullate,
avvocato (si fa per dire) della Chiesa, “cristiano abbastanza colto
(giornalista laureato in Legge)”, nello sforzo di confutare “un’affermazione
storicamente inconfutabile” del Brown: che “La sopravvivenza della religione
pagana nella simbologia cristiana è innegabile” e che “nel cristianesimo non
c’è nulla di originale”, contrappone che “Il cristianesimo non si presenta
come una religione <originale>” ma come la vera religione”, dimostrando con
quale e quanta disinvoltura sofistica la Chiesa liquida suoi critici. E’ la
logica dell’”ipse dixit” che autorizza il cardinale Ratzinger (attuale papa
regnante) a definire negli anni Novanta, in un documento indirizzato ai
teologi “come peccato la tentazione del dissenso” (p.70). Allora il detto
alto burocrate del potere clericale era a capo della “Congregazione per la
dottrina della fede” successa al “Sant’Uffizio”, a sua volta filiazione
della “Santa Inquisizione”!
Il lavoro di Fabrizio Ponzetta, uno che conosce ed esercita con passione ed
onestà il mestiere di ricercatore ed esegeta della complessa storia delle
religioni, va letto dalla prima all’ultima pagina con l’attenzione di chi ha
da apprendere anche motivi di profonda riflessione sulla grottesca miseria
umana, come quello che nel 1964 un ennesimo decreto papale “afferma la
verità storica dei vangeli e vincola esplicitamente ogni interprete a
<nutrire uno spirito di pronta obbedienza all’autorità docente della
Chiesa>” (p.70).
Come si può credere – si chiede lo stesso A. – e cercare la verità? A p. 63,
premettendo che se dipendesse dalla Chiesa, esisterebbe solo la libertà di
credere in essa, afferma “A prescindere da ciò, i cristiani (…) devono
essere liberi di professare il proprio credo; io sarei fra i primi a
insorgere se questo diritto venisse loro negato”.
Il libro lo si può richiedere a”Quintessenza –Jubal di Roberta Marzola – via
Hermet, 3/c – 34123, Trieste o all’indirizzo elettronico <jubaleditore@yahoo.it>.