PERCORSI DI LETTURA PER

Domenico Defelice

 

                                                                              di Sandro Allegrini ( [1] )

 

N

on ricordo di avere mai letto una rassegna bibliografica così impegnata e così seriamente condotta. Sandro Allegrini deve avere esaminato – nel senso globale del termine – tutta (ma proprio tutta!) la produzione dell’Autore, presentato, discusso e giudicato, certamente non per solo  interesse professionale (semmai così si possa dire) ma per un vero amore culturale e per una grande stima per la personalità, lo spirito e il valore dell’Autore stesso. E devo subito aggiungere di getto due considerazioni imperative: a) che mi trovo davanti ad una vera e propria celebrazione solenne – o apoteosi – di Domenico Defelice; b) che tale “onorificenza” – conferita da un operatore che sa il fatto suo – è sorretta e giustificata da un’ “indagine” pertinente ed onesta e commisurata ai meriti effettivi del Defelice. Un capolavoro di critica psico-letteraria! Quasi un’esegesi di una bibbia fatta di pensieri e di versi: il codice etico di un Uomo!

          L’analisi dell’Allegrini è tutta basata su una annotazione capillare, puntigliosa, appassionata ed esaustiva che si direbbe da “laboratorio microscopico” se non si trattasse di un universo di esperienze esistenziali, di emozioni, di gioie, di dolori, di affetti, di patemi d’animo, di passioni, di proiezioni viscerali e di esortazioni di scrittura, di poesia e di arte che è il “biocosmo” Domenico Defelice. Il quale – l’ha forse intuito chi ci legge – è un soggetto umano plurivalente come gli uomini pensosi, cristianamente sensibili della sorte dei propri simili e di madre-natura, che percorrono la propria parabola vitale come una meteora luminosa nel buio di uno spazio sconfinato – per non dire del fondo inerte e stupido dell’umanità.

         Pertanto dire che  Defelice è anzitutto un poeta potrebbe sembrare riduttivo se si pensa al poeta solo come ad un “facitor di versi” ma non se si tiene conto che la poesia nella sua accezione globale di spettro attraverso cui il soggetto dotato smaterializza, percepisce, scompone, vive, personifica, ricompone ed esalta la realtà, quotidiana e  non, vedendo e sperimentando ciò che altri non vedono e non sperimentano. Defelice è poeta anche quando fa lo scrittore,  il grafico o il pittore o il critico o l’editore e quando – mi si consenta di dirlo – fa della filosofia con la modestia dei saggi, quasi inconsapevolmente, non altrimenti potendo considerare la sostanza delle sue molteplici espressioni sulle vicende – oh quanto spesso tristi – del contesto sociale.

         Angelo Manitta, ricordando (a p. 6) l’equiparazione della poesia a malattia, operata dal Kafka (e riportata dall’Allegrini), dice che “Domenico Defelice è veramente un grande <malato> al quale auguriamo di non guarire” e anticipa che “Il saggio (in questione) ha una struttura lineare”. Tale struttura risponde per l’appunto ad un criterio di progressività temporale, intuitiva e propedeutica che consente di recepire l’evolversi e maturarsi dell’animo lirico e della coscienza civile dell’A. Scrive Allegrini (a p. 15): “<Dal soggettivismo al correlativismo>: questo potrebbe essere, in sintesi, l’epifenomeno del cammino poetico di Domenico Defelice”. E poco dopo (p. 19) formula una prima valutazione complessiva: “l’operazione lirica di Defelice è anche di straordinaria modernità in quanto anticipatrice del poeta maturo che non dimentica mai il contesto situazionale dell’attualità, traguardata spesso in modi polemicamente contestativi, come nei poemetti degli ultimi lustri, inerenti alla satira sulla politica e sulla sanità”. Scrive – a p. 22 – che “la scrittura di Defelice si mostra equamente convincente e perspicua, immediata ed efficace, senza astrusi simbolismi o suggestioni neoorfiche”. A p. 24 accenna ad un “pessimismo cosmico di una futura umanità, segnata fin dalla nascita dall’orrore della deformità, condizionata dai letali effetti della radiazioni sul DNA”.

         A p. 35 ci parla di un Defelice maturo che abbandona “le forme canoniche della metrica e delle strutture preconfezionate” senza rinunciare alla “disincantata ironia connaturata al suo spirito e sempre da lui considerata come garanzia di libertà”. A p. 50 ci presenta un Defelice contestatore del “mito del consumismo” confermandoci come la poesia, amore e sublimazione della vita, si estrinseca anche e necessariamente nell’amore della giustizia e nel coraggio di battersi per le cause giuste. E’ questo il “realismo sociale”, che dà il titolo al sesto capitolo della rassegna, dove incontriamo un Defelice giornalista nonviolento e antirazzista. E non potrebbe essere diversamente.

         La complessità interiore ed artistica induce l’Allegrini a giudicare Defelice uno “scrittore atipico difficilmente incasellabile” (p.58) ma senz’altro “in letteratura come nella vita, una persona leale“ (p. 59) e, a p. 70, aggiunge che “Defelice si mostra autore vigoroso, fedele a se stesso nella costante dimostrazione di una coerenza intellettuale e di uomo che fa il pari con la sua riconosciuta onestà”.”Il messaggio poetico di Defelice – scrive a p. 76 – si riveste di una profonda moralità, acquista il potente significato filosofico e pedagogico”. Il che comprova – se mi posso consentire quest’autocompiacimento - la plurivalenza della poesia secondo la concezione della mia creatura, che è la biologia (del) sociale. Ancora una testimonianza a p. 81, dove si legge “che la scrittura di Defelice è morale, ma non moralistica, aforistica, ma non saccente”.

         “Politicamente – si sottolinea a pp. 107-8 – Defelice è un uomo d’ordine,  ma non certamente nel senso fasullo dei tanti tornacontisti, ciarlatani, mentitori, parassiti, rapaci, che dissanguano il Paese, portando alle stelle stupidi patentati, solo perché allineati coi poteri forti”. A p. 112 l’A. puntualizza che “Defelice è colto in maniera non accademica”, il che – mi permetto di aggiungere io - gli fa enormemente onore! A p. 123 leggiamo che “Defelice insegna che l’unico modo per far conoscere ed apprezzare la produzione di un poeta è quello di facilitarne la fruizione, senza supponenze ed equivoci di sorta, passando correttamente attraverso la lettura dei testi”.

Con che ancora concordiamo. E non solo con questo. Concordo con un Domenico Defelice che, come si legge a p. 128, onora “la critica e la storia della letteratura”. Concordo con un Defelice - che conosco sin dalla silloge “12 mesi con la ragazza” (anni Sessanta) – che condanna senza mezzi termini i seminatori e profittatori di violenze belliche e di ordigni-giocattolo, fatti proprio per mutilare, straziare ed uccidere quei bambini innocenti a cui la civiltà dovrebbe maggiore cura per conservare sé stessi e la specie umana. Concordo con un Defelice passionalmente polemico fino all’innocente fraintendimento di un interlocutore di pari impegno umano che dice le sue stesse cose.

La lettura di questa panoramica direi “diagnostica” del pensiero e della creatività di Domenico Defelice – panoramica che consiglio vivamente di leggere a quanti vogliono bene ad un calabrese così accattivavate e generoso – mi richiama vieppiù alla consonanza con lo stesso, a dispetto di antiche divergenze giovanili e di non lontane diffidenze, decisamente formali e illusorie. Un mio breve saggio (testo di una conferenza tenuta a Palermo nel 1991) ha per titolo “Poesia: una ragione per vivere, l’altra faccia della scienza”. L’amico Domenico ha scelto la lingua elastica, plastica e metamorfica dell’arte e della poesia – scrittura, grafica o pittura che sia - io ho preferito, e continuo a seguire e a sviluppare, il discorso preciso e rigoroso della scienza (per quanto ciò sia possibile) per aggiungere alle convinzioni razionale-emotive quelle della ragione sperimentale. Combattiamo, dunque, con tattiche diverse di una stessa strategia e per un fine comune, che proiettiamo nei nostri figli e nipoti ed eredi affettivi: un consorzio umano che abbia totalmente dismesso l’abito originario della giungla e della competizione agonistica, che produce solo moltissimi vinti e pochi vincitori e condanna – come anche la natura ce lo sta gridando – la nostra specie alla forzata estinzione per saturazione di incompatibilità bioecologica.

Un plauso sincero al fine, attento e profondo quanto culturalmente corretto Sandro Allegrini, che ha saputo presentare, senza ombra di piaggeria,  un Domenico Defelice in  tutta la sua valenza e possanza di Uomo pan-poeticamente degno di sé stesso.

 

                                                                               Carmelo R. Viola