Acireale, 27 novembre 2006


Al Ministero della Sanità

e p. c.: al Presidente della Repubblica

oltreché ai quotidiani “Il Manifesto” e Rinascita”

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OGGETTO: Uguaglianza dei cittadini davanti al diritto sanitario.-

(A proposito dell’incidente Berlusconi)

 

         Faccio riferimento al malessere accusato dal sig. Silvio Berlusconi ieri sera a Montecatini (durante una delle sue solite arringhe gratuitamente offensive contro un inesistente comunismo), premettendo che io, uomo di scienza e di coscienza, senza partito, ovvero “cane sciolto”, socialista da sempre, non auguro male di salute a nessuno, nemmeno a coloro che, come nel caso specifico, passano dodici ore a secernere veleno e 12 ore ad eruttarlo (così riempiendo le loro inutili, quando non nocive, giornate e correndo il rischio dell’autointossicazione).  Mi auguro pertanto che anche la “bocca di veleno” in questione si ristabilisca del tutto e al più presto, salvo ad augurargli, buona salute a parte, ciò che un “antropozoo” della fattispecie si merita proprio per quel bene che io, nonostante tutto, voglio ai miei simili a cui costui non ha fatto che male, confermando pregiudizi, suscitando menzogne, infondendo dubbi e timori inutili, fomentando odi sociali.

         Mi riferisco propriamente  alla prontezza totale con cui il cittadino in causa è stato ricoverato (senza che una lipotimia ne giustificasse l’immediato provvedimento), addirittura in terapia intensiva, ed ha ricevuto i primi controlli (essenziali o meno) in UNA SERA DI DOMENICA, il che è tutto dire, mentre nei giorni e nelle ore di piena attività lavorativa, altri cittadini attendono ore ed ore nelle code dei “pronto soccorso” per evenienze meno banali anzi molto più preoccupanti, non trovano posti-letto, meno che mai in terapia intensiva, e talvolta perfino muoiono prima di essere soccorsi pienamente nel senso ospedaliero-sanitario della parola. Questo avvenimento (lodevole in sé) richiama alcune considerazioni e valutazioni ovvie e della massima importanza come le seguenti:

1) In Italia, il pronto intervento sanitario nel senso lapalissiano dei termini è possibile solo per la categoria dei cittadini-padreterni, quali papi, pescecani dell’industria (alias “grandi predatori”),  personaggi del potere et similia;

         2) sempre in Italia, parlare di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, al diritto e alle istituzioni vale poco più di una barzelletta;

         3) lo stesso dicasi per il “principio delle pari opportunità” (di successo) dei sessi ma anche, per ovvia estensione, fra cittadini tout court, se si può nascere vincitori (ovviamente senza merito) come figli di padreterni, o vinti (ovviamente senza colpa) come figli di proletari o barboni;

         4) che un pronto intervento ospedaliero-sanitario, ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, (insomma, tutti i giorni dell’anno) sarebbe possibile con posti-letto, strumenti sanitari, medici e paramedici in quantità sufficiente – tenendo conto che “possibile sta per doveroso”;

         5) che tale sufficienza è impossibile in regime di mercato, di concorrenza (a chi accumula più profitti a danno dei consumatori) e di dipendenza bancario-monetaria;

         6) che quando un cittadino-padreterno riceve immediato soccorso ospedaliero-sanitario, UNA SERA DI DOMENICA, che NESSUN cittadino italiano parimenti creditore NON RICEVE, nel momento in cui si esprimono gli umani legittimi-doverosi auguri di pronto ristabilimento all’interessato, ci si dovrebbe vergognare di appartenere ad una finta democrazia – alias governo di popolo” – se questo si distingue in cittadini-padreterni e cittadini di categoria residua e se, pertanto, non esiste alcuno Stato di diritto, questo non potendo esistere laddove non c’è universale uguaglianza davanti alla legge, ai diritti e alle istituzioni;

         7) che invece di invitare al rispetto della legalità per combattere quella “mafia”, che, guarda caso, è un’espressione paralegale (e quindi strutturale) del capitalismo e pertanto senza soluzione di continuità da questo, bisognerebbe smettere di dare ossigeno alla libera iniziativa affaristica (definita impropriamente economica) in nome dell’estremizzazione del capitalismo stesso, detta neoliberismo globale, che impoverisce (desocializza) lo Stato (impedendogli perfino di approntare strutture, strumenti e personale sanitario sufficienti per un servizio “uguale per tutti” – come dovrebbe essere nell’àmbito di uno “Stato di diritto”) e potenzia i padreterni dell’affarismo industriale e finanziario – a cui non manca alcunché – fino a renderli incontrollabili e indelimitabili;

         8) che davanti ad eventi come quello di ieri sera (fine-settimana, il che è tutto dire!) – di un cittadino soccorso con immediatezza totale, SOLO PERCHE’ PADRETERNO, bisognerebbe avere il coraggio di gridare “abbasso il capitalismo”, la criminalità strisciante, che ci portiamo dietro dalla giungla, che sta producendo la lenta estinzione della nostra specie per saturazione di incompatibilità biologica tra fattori dominanti e fattori inerti (tra potenze imperialistiche tipo USA e Stati coloniali tipo Italia) ovvero fra tecnologia al servizio dei padreterni (o uomini d’affari di successo) e salute sociale e individuale, bioetica e biosfera.

         Non ho da aggiungere altro per Chi mi legge se è in grado di comprendermi: se non lo è, ogni altra parola cadrebbe nel vuoto e sarebbe un’inutile perdita di tempo.

         Il Cittadino Ministro della Sanità, Cui questa lettera è diretta in primis, non è certamente responsabile della giungla antropomorfa capitalistica, in cui viviamo, ma, da uomo della Sinistra, può cogliere l’occasione per cominciare a battersi per un “vero sistema economico” degno di una civiltà umana “adulta”.