Schizofrenia del servizio sanitario nazionale
ANCORA UNA CAROGNATA “ DI STAMPO LIBERISTA”
Parlo come sociologo e come paziente: la seconda veste non è riduttiva della prima (come parrebbe suggerire l’apparenza) ma, al contrario, è la voce di un’esperienza vissuta da oltre un ventennio sulla mia pelle (più precisamente sulla mia faccia) che non è possibile apprendere-comprendere-percepire attraverso nessuna lettura di nessun testo per quanto informato e dettagliato. La narrativa può stimolare la sfera dei sentimenti e provocare vere emozioni di piacere o di dolore, fino al riso o al pianto, ma restiamo pur sempre nell’àmbito psicomentale.
La sofferenza patologica resta pertinenza esclusiva del corpo e del cervello di chi ne è portatore. Il caso specifico è quello del nervo trigemino, che percorre i due lati della faccia e va dal mento fino alla fronte. Uno dei due si può ammalare a sèguito di un conflitto neurovascolare o di altre cause. La sua manifestazione patologica caratteristica è espressa con il termine – banale – di nevralgia (dolore nervoso), che consiste - e questo è il bello! in scosse elettriche vere e proprie, terrificanti, fino a costringere il malcapitato all’immobilità totale della faccia e ad assumere solo cibi liquidi a mezzo di una cannuccia. Tale tortura è definita “da suicidio”.
Il trattamento farmacologico è quasi sempre un palliativo. Gli interventi neurochirurgici - esclusi i rarissimi radicali e risolutivi – dànno solo parentesi, più o meno lunghe, di remissione e di tranquillità. Resta l’insopprimibile panico del ritorno improvviso, che prima o poi fa ripiombare il paziente in un drammatico smarrimento. In ogni caso, gl’interventi distruggono via via le fibre del nervo mutilandolo in maniera irreversibile. Il nervo offeso “risponde” con molteplici e sempre più aggressive sensazioni anomale, dette parestesie, che prima o poi provocano una tempesta di disturbi, perfino dolorosi, che colpiscono alternativamente o in blocco, ogni tratto del lato interessato – metà lingua, metà labbra e bulbo oculare compresi.
Anche questo tormento, stressante sino alla depressione grave e alla voglia di farla finita, è designato con la locuzione banale di “dolore neuropatico”, dietro il quale c’è la inesprimibile sofferenza anche esistenziale che solo i pazienti conoscono. Le parestesie hanno carattere cronico e tendenza al peggio!
Da qualche tempo è stato messo in commercio un prodotto con il principio attivo del “pregabalin” che può rendere più sopportabili le patologie appena accennate. E’ un farmaco specifico nel cui foglio illustrativo si legge che lo stesso “viene utilizzato per trattare il dolore cronico causato da un danno del sistema nervoso” e precisa che “il dolore neuropatico (…) può avere un impatto sull’attività fisica e sociale e sulla qualità della vita complessiva”.
Con provvedimento dell’Agenzia Italiana del Farmaco – divenuto legge con determinazione del 4 gennaio scorso – tale farmaco è prescrivibile - risum teneatis, amici! – solo se le sofferenze sopra descritte molto sommariamente, siano secondarie ad herpes zoster e a neoplasia: tutti gli altri pazienti devono sborsare fino ad oltre trecentoventimila delle vecchie lire per mese, anche quando non hanno soldi per il pane! Il testo del felice parto legislativo parla di “dolore neuropatico (…) come dolore associato a lesione primaria o disfunzione del sistema nervoso” e specifica che “l’approccio terapeutico della sintomatologia algica è (…) solo sintomatico e non casuale”. Dunque, il sacro totem de ministero conferma la gravità della patologia e la specificità del farmaco ma lo ritiene prescrivibile a carico del SSN solo se i due tipi di patimento psicofisico siano secondarie ad altre patologie.
La decisione, che pretende di determinare “l’uso appropriato dei farmaci”, contiene mostruose incongruenze logiche: limita l’uso del “pregabalin”, contrariamente alla destinazione descritta e prescritta sul foglietto illustrativo dello stesso, a due soli casi di affezione secondaria, ed esclude, in maniera del tutto arbitraria – ed aggiungo io, con cognizione di causa, illegittimo! – dal beneficio assistenziale tutta una numerosa categoria di sofferenti – per cui tale farmaco è stato concepito ed è prodotto - oltreché in totale stridente contrasto con l’art. 32 della Costituzione (non ancora abolito) che recita essere l’assistenza sanitaria un “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” e non prevede discriminazioni di sorta.
Pertanto, il provvedimento in questione, più che frutto di impensabile incompetenza della suddetta Agenzia, è una rozza riduzione della spesa sanitaria con la saggezza di un tipografo cretino che accorci una poesia d’autore per motivo di spazio! Ci troviamo di fronte ad una specie di diktat fiscale che taglia a casaccio bisogni e diritti solo per fare quadrare le casse di uno Stato divenuto asociale e amorale. Non di prescrizione di uso appropriato di farmaci si tratta, pertanto, ma di soccorso anticostituzionale, irresponsabile, incivile e stupido alle esigenze di un potere pubblico al servizio di sé stesso e non del popolo.
Un’ennesima vergognosa carognata schizofrenica del SSN, che ha sì anche aspetti positivi ma che, nel suo insieme, si va sempre più omogeneizzando con quel “terzo mondo intra USA”, che conta già 45 milioni di cittadini senza assistenza sanitaria (e non solo questo)! Non per niente si cita spesso quella mostruosità antropologica come esempio da imitare! La spiegazione dell’ennesima carognata di stampo liberista è ancora la vecchia ridicola presunzione pseudoeconomica della “mancanza di fondi”, che considera ricchezza lo strumento tecnico per distribuirla (secondo equità e bisogno), che è la moneta (passiva), coniabile secondo fabbisogno a condizione di meccanismi di recupero (propri del socialismo) e non lasciarla accumulare in poche mani. Ma è proprio quanto si prefigge la pseudoscienza dei sedicenti economisti: conservare e legittimare le differenze. Per questo si ricorre alla grottesca menzogna di prescrizione di un’assunzione appropriata di farmaci per farsi beffa del buon senso, del bisogno e del diritto.
I pazienti del settore che mi leggono, si mobilitino contro una carognata che contesterò, se necessario, anche alla corte del padreterno.