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INTERVISTA DI FULVIO CASTELLANI, giornalista-scrittore a Carmelo R. VIOLA, “padre” della Biologia (del) Sociale D.: <Come Le è venuta l’idea di fondare un Centro per la ricerca sociologica e la denuncia sociale? E quali risconti sta avendo?> R.:” Il Centro Studi Biologia Sociale è nato circa dieci anni fa come punto di riferimento e di irradiazone della mia creatura – che è appunto la biologia (del) sociale, originale versione naturalistico-biologica della scienza sociale. La ‘ricerca sociologica’ e la ‘denuncia sociale’ sono la logica specificazione e funzione del Centro stesso. I riscontri sono molteplici: i Quaderni editi dal Centro (siamo al n.ro 23), oltre alle riproduzioni fotostatiche di opere edite precedenti, vanno a numerosi estimatori in Italia e all’estero, alcuni dei quali contribuiscono con offerte libere per la copertura delle spese vive. Il materiale edito o riprodotto va anche a non pochi enti culturali e a personalità della politica e dell’economia.” D.: <Lei sta curando, e con entusiasmo, una serie di Quaderni fuori commercio strettamente collegati al Centro Studi Biologia Sociale e nei quali viene sviluppata monograficamente una sequenza di tematiche: religione, economia, sociologia, democrazia, ingegneria biosociale… Ci può dire, al riguardo, quale è, a Suo avviso, la differenza fra predonomia ed economia? > R.: “Per rispondere in maniera comprensibile devo partire un poco da lontano. La specie umana nasce animale (probabilmente dagli “ominidi”) e quindi predatrice ed ‘ecoclastica’ (distruggitrice, nel tempo, del suo stesso habitat vitale, ovvero del cosiddetto ambiente). Essa, pur evolvendosi, rimane sostanzialmente tale durante le due prime fasi di crescita, che sono la primitività (in cui i primi accenni di civiltà si fondono e confondono con l’animalismo) e il livello antropozoico (in cui l’animalismo si fa razionale e tecnologico con isolate anticipazioni di umanità adulta - tacciate di utopismo). Se prendiamo come punto di riferimento di arrivo della vita reale il soggetto criticamente consapevole e bioeticamente responsabile (che è la sintesi laica di scienza e coscienza), notiamo che ogni specie animale resta come bloccata ad un livello che, per quanto alto come quello di alcune scimmie, è pur sempre, per qualità, totalmente distinto dal detto punto di riferimento. Solo la nostra specie può avvicinare e toccare tale vetta ma solo attraverso una sorta di gestazione storica, lunga millenni, percorrendo una traiettoria, che comprende tre stadi, di cui abbiamo accennato i primi due. Quello intermedio o adolescenziale o antropozoico raggiunge la consapevolezza critica come norma e la responsabilità bioetica come eccezione: solo questa compie l’uomo come soggetto vivente sui generis consapevole e dell’onnipotenza ed eternità della vita e della propria condizione di “biosintesi caduca”. In questo stanno la grandezza e il dramma dell’uomo. Fino al secondo stadio l’uomo medio (più precisamente l’antropozoo) conserva e sviluppa l’istinto predatorio utilizzando l’intelletto e la tecnologia: prima di “compiersi” resta un animale ragionevole e antropomorfo. Gli sprazzi di sintonia bioaffettiva (che è il sentimento di partecipazione viscerale dell’universo vivente che lo circonda, a partire dal proprio prossimo simile) costituiscono appunto le anticipazioni eccezionali perché i tempi di “maturazione” dei singoli individui dipendono dall’esperienza filogenetica di ognuno di essi. Su tale sentimento s’instaurerà la responsabilità bioetica. Ma prima che ciò avvenga, l’istinto predatorio, che la resistenza del costume, sedimentato nel Dna, gli farà sentire come propria natura, ideologizza e teorizza il capitalismo, proiezione antropomorfa della giungla, e lo chiama impropriamente economia. Impropriamente perché economia vuol dire gestione salutifera della casa, per estensione di un nucleo di congiunti, di una comunità e ancora dell’ambiente – o habitat – dentro cui si vive, e consiste nel procurare (inizialmente con la caccia e la raccolta di frutti della terra) e/o produrre i beni (più avanti anche i servizi e le infrastrutture) del fabbisogno vitale della “casa”stessa, distribuendoli a tutti i membri del contesto e, per l’ambiente nel conservarlo e renderlo più vivibile per ricavarne i migliori beni naturali.
Il capitalismo fa l’esatto contrario dell’ECOnomia: provoca
differenze abissali, che vanno dalla ricchezza senza limite all’indigenza
totale, si fa vieppiù aggressivo, socio-conflittuale ed ecoclastico con la
tecnologia (che l’informatica ha portato a livelli stratosferici) ed
impedisce la trasmutazione allo stadio supremo rafforzando le resistenze dei
costumi ancestrali. E’ appunto la PREDOnomia, che fa il paio con l’ECOclastica,
che è la distruzione degli equilibri dell’ambiente immediato e della natura
(casa comune) con l’inquinamento ed ogni intervento umano non biocompatibile.
L’economia VERA è l’unica alternativa biologica al suicidio della specie
umana per l’effetto combinato della predonomia e dell’ecoclastica ovvero per
saturazione di negatività biologica sul pianeta Terra.” D.: <Perché ha detto no alla rivalsa del terrore? > R.: “Mi riferivo all’evento dell’11 settembre 2001 (attentato alle Due Torri), che la Casa Bianca ha preso a pretesto per dichiarare guerra a tutti gli Stati non docili al suo progetto di dominio mondiale, definendoli “canaglia”. Poiché il suddetto evento venne considerato dal governo degli Usa il più grande attentato terroristico contro gli stessi e quindi una specie di “dichiarazione di guerra” da parte del mondo islamico, c’era da aspettarsi (essendo questo il piano strategico degli Usa) una rivalsa della stessa natura. Infatti, la rivalsa ci sarà con l’occupazione dell’Afghanistan e dell’Iraq, occupazione contro il diritto internazionale (che vieta l’occupazione di Stati sovrani) e la stessa Onu e quindi “fuori legge”, ed un’attuazione decisamente terroristica (bombe a frammentazione e all’uranio, eccidi, arresti e detenzione illegittimi, torture e così via). L’evento dell’11 settembre, ad un attento esame, risulterà una specie di autoattentato: la costruzione di un pretesto oggettivamente inconfutabile per dichiarare una guerra senza fine a tutti i poteri ricalcitranti del mondo. Il comportamento degli Usa (per fortuna ‘ridimensionato dagli ultimi eventi: tra cui Spagna, Iran, ingestibilità dell’Iraq, ritorno dei talebani in Afghanistan, Corea del Nord) è l’estremizzazione della predonomia antropozoica nei rapporti interstatali in termini militari ed equivale al neoliberismo nei rapporti fra individui e gruppi di potere all’interno dei singoli Stati e del sistema monetario internazionale. La monetocrazia (che è appunto tale sistema) è l’organizzazione locale e mondiale delle banche: una specie di piovra, che ha il potere di produrre la moneta e di gestire la ricchezza pubblica e l’industria – insieme nazionale e internazionale – della moneta stessa, cui (incredibile a dirsi) sottostanno anche i singoli Stati, alle prese con l’inestinguibile debito pubblico, analogo al debito del Terzo Mondo nei riguardi del cosiddetto (tanto per ridere) mondo opulento (s’intende solo per i ricchi). La monetocrazia è l’estremizzazione della predonomia antropozoica in termini monetari.” D.: <Cosa intende per ‘democrazia dei diritti’>? R.: “Quella che si suole chiamare democrazia non è, come ci dice l’etimologia, il “governo del popolo”, ma solo l’evento elettorale che serve a legittimare – secondo il concetto corrente di legalità – il potere parlamentare e legislativo degli eletti, i quali non si occupano di ciò che è effettivamente necessario al popolo ma di propri piani personali e di parte. L’evento elettorale in un contesto predonomico-antropozoico, ovvero capitalista-neoliberista, non può non essere condizionato dalla predonomia stessa, come prova la persistenza delle differenze abissali, della povertà, del diffuso disagio esistenziale, della conflittualità in tutti i gradi e livelli di rapporti, della delinquenza da bisogno o da emulazione e vizio, di cui la impropriamente detta “mafia” è un espressione paralegale contestuale. Ciò di cui l’umanità ha bisogno è la risposta ai diritti naturali (il primo dei quali è quello di nutrirsi sin dal momento della nascita) per cui l’unica democrazia autentica è quella che risponde ai bisogni effettivi del popolo anche quando questo non ne ha consapevolezza. Il problema non sta nella forma del governo ma nella sostanza dei fatti. La ‘democrazia dei diritti’ è l’elezione di referenti preferiti in un contesto ‘economico’ e nell’àmbito di uno Stato che, in quanto economico, è veramente ‘di diritto’”. D.: <Nel saggio ‘L’Europa e il Nuovo Ordine Mondiale’ Lei ha scritto, tra l’altro, che ‘ il concetto di natura umana predeterminata è di ordine teologico e quindi errato e fuorviante’. Per quale motivo? > D.: “L’uomo è un prodotto del panta-rei biologico esattamente come ogni altro vivente. La specie umana è la manifestazione più alta della vita che noi conosciamo in quanto la più possibilmente vicina alla vetta indicata nella risposta n.ro 2. Si può parlare di natura umana solo nel senso di “possibilità di essere ciò che si diventa attraverso l’evoluzione filogenetica”. Ciò significa che l’uomo-individuo può essere buono o cattivo nella più ampia accezione che si dà a questi attributi. Quando si parla di natura umana per dire, per esempio, che l’uomo è, per natura possessivo, per giustificare il capitalismo (la predonomia) come modo di essere naturalmente necessario, si esprime un gratuito concetto teologico-creazionistico, caro agli accumulatori di ricchezza parassitaria, perché l’uomo è soltanto un momento dell’evoluzione (emergenza) della vita dalla potenzialità all’attualità (realtà nel senso corrente). Tale espressione – con il sottinteso concetto appena annotato – è pertanto errata e fuorviante dalla comprensione della natura plastica e mutevole della natura, che si fonde e confonde con la cultura (detta altrimenti civiltà), essa stessa in incessante metamorfosi.” D.: <Quali sono le cause più evidenti della ‘solitudine affettiva’, e quindi esistenziale, di cui è pervasa la nuova generazione? > R.: “La seconda necessità biologica costante dell’uomo è la “rassicuranza affettiva”. Il soggetto ha paura inconscia del mondo da cui “emerge”. Esistenza (da ‘ex-sistere’) sta per “emergenza”, sinonimo di nascita. Il poppante chiede alla nutrice latte e protezione (affetto rassicurante contro il mondo rassicurante e l’ignoto e tale bisogno lo manifesta con il pianto). Il nucleo affettivo (famiglia in un certo linguaggio religioso ma termine improprio per la realtà biologica) è lo strato immediato dell’habitat umano dentro cui il soggetto-uomo si crea punti di riferimento, rassicuranza e autoidentificazione. Questa è indispensabile al suo equilibrio emotivo, psicologico e mentale. La famiglia (nucleo) patriarcale (prescindendo dall’eventuale autorità gratuita del capo) era forse la più congeniale a tal fine. Con la dissoluzione del nucleo affettivo in genere ‘a rassicuranza endogena’ e la proiezione centrifuga delle entità affettivo-rassicuranti negli incontri e compagnie occasionali e precarie e nelle diversioni ludiche e ricreative con il pretesto di una libertà ‘autogena’, il soggetto smarrisce la propria copertura affettivo-rassicurante e la propria identità e cade nella “solitudine affettiva” (esistenziale). L’estremizzazione predonomica, detta neoliberismo globale, sul piano individuale significa appunto ‘polverizzazione sociale’(mette figli contro genitori e fratelli contro fratelli) e quindi deprivazione affettiva dello stesso antropozoo, che così diventa più depresso, più conflittuale, più psicopatico, più aggressivo e possessivo, più spinto a cercare nell’avere (che è l’altra faccia del potere), oltreché nelle follie della trasgressione, del lusso, del vizio (alcol e droga come “sostanze stordenti”) quella sicurezza e quel senso di “identità” che solo gli affetti personali vissuti come valori interiori - ovvero come essere secondo biologia - gli possono dare. La ricerca della ‘rassicuranza esogena’ si risolve nella disgregazione della personalità”. D.: <Lei si è occupato, e si sta occupando, di diversi argomenti legati alla società attuale. Ma cosa ha ancora in cantiere e cosa La spinge a non demordere ed a guardare avanti con grinta e senza mettere un freno alle Sue idee, spesso controcorrente?> R.: “Io sono un uomo di scienza (e coscienza) e tale voglio restare. So di essere controcorrente ma ho la certezza scientifica che solo l’economia vera e propria – la quale, tra l’altro, comprende l’uso di una moneta strumentale o passiva, propriamente detta – può sbloccare l’evoluzione dell’antropozoismo verso l’umanità “adulta” e salvarla dalla prematura estinzione. Mi sono occupato di non poche materie – perfino di critica d’arte e di traduzioni, specie dal russo (sono uno dei traduttori della Storia Universale dell’Accademia delle Scienze della ex Urss) – ma da tempo mi occupo solo della mia creatura, la biologia (del) sociale. In cantiere – assieme al completamento della mia autobiografia e a fatiche minori – ho il proposito di perfezionarla finché gli anni e la salute me lo consentiranno (sperando anche di poterla raccogliere in un unico trattato) sicuro che il futuro – se un futuro ci sarà – mi darà ragione. Non il controcorrente fa dell’utopismo, ma utopia è solo il (fingere di ) credere che la specie umana possa sopravvivere in contrasto con la biologia.” D.: <Un’ultima domanda: come vede il futuro della nostra società e come, invece, Lei la vorrebbe?> R.: “Non si tratta di volere la società in un modo o in un altro ma di sapere come può – e deve – essere per sopravvivere alla tendenza all’autodistruzione per saturazione conflittuale interumana e marasma ecologico (duplice effetto della predonomia e dell’ecoclastia). L’idea che la forma della società adulta possa dipendere da una preferenza o opzione è un antico pregiudizio: il socialismo è una necessità biologica. Se le forze filoeconomiche riusciranno ad un certo punto a sopraffare o conquistare quelle filopredonomiche, allora la storia umana potrà adeguare il proprio Dna al sistema bio-affettivo e al sentimento bioetico di una civiltà “adulta” (compiuta), altrimenti la specie umana si estinguerà – non certo dall’oggi al domani – per “aborto storico”.
Acireale, 16 ottobre 2006
Fulvio Castellani
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