Menzogne mostruose del capitalismo
RISPARMIO E
“CORSA CHI CONSUMA DI PIU’”
In Italia, paese ormai attaccato dalla malattia a decorso fatale del
liberismo selvaggio, come per commemorare l’origine animale dell’uomo, per
365 giorni, ovvero ininterrottamente, si persegue e si incentiva il “culto a
chi consuma di più”: per un solo giorno – il 31 di ottobre - si celebra il
risparmio.
Il fatto non è soltanto grottesco e ridicolo per sé stesso ma denuncia la
gestione fraudolenta del potere monetocratico della piovra appunto
monetaria, interna e internazionale, proprio quando il ben retribuito
governatore di Bankitalia ci viene ad esortare al risparmio non dopo aver
dato, alla maggioranza parlamentare, saggi consigli, come quello, per
esempio, di mandare in pensione più tardi in un periodo in cui bisognerebbe
ridurre il tempo lavorativo. Tutto questo significa prendersi gioco della
gente, che crede di vivere in democrazia, in uno Stato di diritto e per lo
meno autonomo.
Tutte menzogne, che vengono portate allo scoperto – ma solo per chi non si è
definitivamente abituato ai paraocchi del sistema fino a non accorgersene –
quando un personaggio della monetocrazia interna – che sa di potere mentire
con gli onori del parlamento e delle istituzioni – esorta, per l’appunto al
risparmio, nello stesso momento in cui innumeri spot pubblicitari,
soprattutto televisivi, scorrono ininterrottamente negli schermi della TV,
pubblica e privata, ad esortare ad una gara – puerile e soprattutto
sociolesiva (come dire “antieconomica”) - a chi consuma di più.
Facciamo cenni di chiarezza. Diciamo anzitutto che il sistema, dentro cui
siamo costretti a vivere, non è l’economia – come vorrebbe far credere un
esercito di economisti convenzionali – ma la predonomia, l’artescienza di
predare il prossimo secondo l’antico meccanismo della giungla ma, in quanto
uomini, nel rispetto di alcune regole, tese a camuffare un comportamento di
fatto predatorio, a ridurre l’uso della violenza fisica (a differenza della
predonomia semiclandestina, paralegale “mafiosa”, che mostra il vero volto
del capitalismo) e a legittimare i risultati: la disoccupazione, la povertà
e la ricchezza senza limite.
In un sistema economico – l’economia avendo una funzione universale e non
sperequativa – il risparmio è fondamentale: consiste nel con consumare senza
misura fonti esauribili di energia, di alimentazione e di cura medica,
nell’evitare lo spreco e nel destinare il superfluo a chi ne ha bisogno
(fuori i confini del proprio paese) ma anche nell’evitare che il consumo
eccessivo possa nuocere a sé stessi, alla natura e, di rimando, a tutta
l’umanità (come purtroppo accade sempre più a causa della pratica della
predonomia).
Al posto di tale risparmio ad effetto molteplice e combinato vige il culto
del consumo fine a sé stesso, ovvero finalizzato, da una parte, a far
credere ai consumatori di essere liberi e di diventare vieppiù importanti
consumando beni sempre più sofisticati e più cari, dall’altra, a portare
profitti (effetti predatori) alle industrie, insomma agli uomini di affari
(i cui successi sono i valori ufficiale di uno Stato capitalista).
A “predicare a tappeto”, e con insistenza sfacciata, tale culto è la
cosiddetta pubblicità. La pubblicità, ovvero l’industria della pubblicità, è
una vergogna essenziale del sistema, una vera e propria attività criminosa,
nascosta, ma non troppo, dietro regole ridicole che hanno lo scopo di
legittimarla. Essa consiste in una sistematica-scientifica pressione dei
consumi” con l’utilizzo, questo davvero mostruoso, della psicologia e di
ogni modo e mezzo atto a incidere nella psiche dell’ascoltatore. Essa
comincia con una menzogna, che è la stessa parola pubblicità usata come se
sottintendesse l’attributo “informativa” mentre nasconde la parola
“consumistica”.
Tale vergogna-crimine del sistema è assurta al rango di scienza ed ha
varcato la soglia dell’università. L’età adolescenziale – antropozoica –
della specie umana spinge a tal punto il talento predatorio da abbandonarsi
a comportamenti suicidi anche per coloro che al momento ottengono i maggiori
profitti. La pressione dei consiste si attua attraverso una ripetizione
incessante di immagini, situazioni e parole, spesso veri e propri slogan
allo scopo di indurre gli ascoltatori non solo ad acquistare i prodotti
pubblicizzarti, ma a tendere sempre più verso il meglio, il più lussuoso, il
più costoso anche perché più capace di attribuire al possessore-consumatore
una maggiore valenza nella gara a chi vale di più nell’inconscio collettivo
di chi pensa secondo parametri borghesi. La pubblicità non risparmia niente
e nessuno. Ci sono i prodotti per bambini e adolescenti e, come risposta, il
fenomeno dell’obesità infantile, e non solo, causa di una serie di patologie
e di danni sociali. C’è la pubblicità delle bevande alcoliche per poi
sentirci riferire delle 30 mila vittime annue per alcolismo. Merita una
menzione particolare la pressione consumistica dell’auto: mentre la civiltà
si dibatte con i problemi dell’inquinamento atmosferico urbano (ma anche
mondiale) e di tutta una serie di conseguenze patologiche, mentre le città
sono sempre più deturpate da una coltre di motori inquinanti che ne fanno
degli immensi posteggi a cielo aperto, la pubblicità spinge a fornirsene
sempre di più potenti, più veloci, più straordinarie. E’ ben chiaro che la
pubblicità non serve a far conoscere i prodotti nelle loro effettive
“identità” e quindi a scegliere – secondo cognizione critica e bioetica -
non solo fra i migliori in senso tecnologico ma anche fra i più compatibili
con l’ambiente e con la salute.
Sul piano giuridico si può dire quanto segue: in termini di economia vera il
semplice consigliare il consumo di un prodotto allo scopo di procurare
profitti al produttore, è già un illecito. Ma il fenomeno è molto più grave.
La pubblicità viene effettuata in “regime di assenza di diritto”. Questo
dimostra come il potere legislativo, essendo esso stesso espressione del
sistema di cui fa parte, può operare impunemente anche in fragranza
criminosa per il semplice fatto che il diritto dell’intellighenzia borghese
o predonomica non ha un riferimento naturale, ma “nasce da sé stesso”
essendo semplicemente la legge emanata da un qualsiasi potere. Ci si chiede
allora secondo quali parametri si richiama altri al rispetto dei “diritti
umani” quando anche la legge coranica è legittima solo perché legge.
Noi ci riferiamo al diritto vero e diciamo che la persuasione al consumo di
checchessia per soli fini di mercato è per sé stesso un crimine perché
contravviene al diritto naturale di essere sé stesso. A tal crimine
concorrono la persuasione semplice e la persuasione occulta. Non è facile
dire dove finisca la prima se è vero che la sola ripetizione di uno spot può
agire nel subconscio e produrre un’induzione subliminale cioè la vera
persuasione occulta. La quale è un crimine non solo per le finalità
predatorie dette ma soprattutto perché costituisce un atto di violenza a
carico della psiche del soggetto. Dunque, la pubblicità è una serie di
crimini – contro la persona, contro la società, contro la natura e, di
rimando, contro tutta la specie umana, ma è legale e - per la mentalità
borghese – legittima. Il che prova come per il sistema vigente il diritto
non è IL DIRITTO ma solo le regole di un potere, esattamente come avviene
nella dimensione collaterale della “mafia”.
A fronte della negazione totale dell’economia vera e dello scempio del
diritto, il 31 di ottobre si leva la parola nazionale della piovra
monetocratica – vera padrona dello Stato e degli Stati – ad esortare al
risparmio. Ma anche qui si usa una sola parola per nascondere fini speciosi.
Infatti, non si dice che esiste una vera e propria industria del risparmio,
gestita dalla suddetta piovra, e né che il risparmio non consiste – come
nella vera economia – anche nel differire il consumo del proprio potere di
acquisto, ma nel portare danaro agli istituti di usura e ladrocinio che sono
le banche in vista di un esiguo interesse di consolazione.
In uno Stato sociale e di diritto non c’è bisogno di giocare al ridicolo
”debito pubblico” (che lo Stato ha con i propri cittadini e con la piovra
bancaria), perché esso è padrone della propria moneta che usa passivamente
per organizzare il lavoro, costruire le infrastrutture e distribuire i
prodotti del lavoro stesso secondo equità e bisogno. Ma tale Stato è nel
contempo padrone dei mezzi di produzione e, attraverso il circuito
produzione-consumo, riprende la moneta non avendo bisogno delle manovre
acrobatiche dell’annuale legge finanziaria.
Per concludere ricordo che la frode del risparmio del solo nostro paese – se
non sono male informato – à di ben 140 miliardi di €uro. Tale risparmio è
precisamente una parte del potere di acquisto che il soggetto affida in
“predazione assistita” a speculatori del settore. Come volevasi dimostrare.
Carmelo R. Viola – Centro Studi Biologia Sociale –
csbs@tiscali.it
(Risparmio e consumismo – 17.11.06 – 2347)